Nuova Pescara, Cordoma: «L’unione è fallita, ora i cittadini sono contrari»

L’ex sindaco di Montesilvano e capogruppo FdI: «Sarà un voto di coscienza, pensiamo in grande con la Città metropolitana composta da 46 Comuni»
PESCARA. Pasquale Cordoma, ex sindaco di Montesilvano, segretario cittadino di Fratelli d’Italia e capogruppo comunale, è anche il fondatore del Comitato “F646”. Quella sigla rappresenta il codice catastale di Montesilvano e basta a spiegare che Cordoma è contro la fusione. «Il nostro partito ci ha lasciato completamente liberi», spiega l’ex sindaco, «quella sulla fusione è una scelta di coscienza individuale». Vista da un’altra angolazione si potrebbe dire che, sulla “Nuova Pescara”, in FdI vige la regola dell’anarchia o del tutti contro tutti.
Ma dopo il rinvio dal 2027 al 2029, la fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore si farà oppure non se ne farà niente?
«Il mio augurio è che non si faccia. Se si terrà il referendum – ricordo che è stata votata una risoluzione per impegnare la politica regionale a fare in modo di celebrarlo –, la risposta sarà negativa. Non è ancora sicuro che il referendum si faccia: ci sono passaggi politici e istituzionali da completare».
E la politica manterrà questo impegno di indire un altro referendum dopo quello del 2014 in cui vinse il sì?
«Credo di sì: c’è la volontà dell’onorevole Guerino Testa e credo che anche il presidente Marco Marsilio abbia aperto, durante alcuni incontri, alla possibilità del referendum per consultare i cittadini dopo 12 anni. Pertanto, se il referendum si terrà, la fusione non si farà».
Ne è sicuro?
«Il sentimento popolare a Montesilvano e Spoltore è nettamente contrario».
Dopo tutti questi anni senza esito ha ancora senso pensare a una città unica?
«Alla luce delle funzioni accorpate finora, ma soprattutto delle grandissime difficoltà che stiamo incontrando nell’accorpare quelle più importanti, direi di no. L’ho ripetuto tante volte».
Perché?
«Se non si raggiungono i 250mila abitanti, non ci saranno maggiori trasferimenti statali. Ora dovremmo pensare a qualcosa di più grande, ovvero la Città metropolitana. A quel punto, l’area metropolitana di Pescara diventerebbe un polo economico di grande importanza tra Venezia e Bari. Allora sì che potremmo ragionare in grande per i nostri cittadini».
Ma, se in 12 anni, non si è riusciti a completare un’unione fra tre città, com’è possibile realizzarne una ancora più grande?
«L’unione più grande ha una sola vera complessità: il lato economico, che dovrebbe essere sostenuto da finanziamenti statali. Ricordo che, se si crea una Città metropolitana come quelle già esistenti, sarebbe lo Stato a farsi carico, ad esempio, del pagamento degli emolumenti degli amministratori, e non più i singoli cittadini; il Parlamento dovrebbe stanziare fondi specifici con un’apposita legge. Ecco perché, dal punto di vista politico non sarebbe difficile: i singoli Comuni manterrebbero la propria individualità e originalità. I 46 Comuni che prevederei per la Città metropolitana raggiungerebbero complessivamente 330mila abitanti: una realtà importante per il Medio Adriatico, capace di affacciarsi ai mercati dell’Est Europa e chiedere direttamente fondi all’Unione europea».
Intanto, tra i partiti non c’è unità di vedute sulla “Nuova Pescara” e, al loro interno, ci sono diverse correnti. Al referendum, FdI darà un’indicazione di voto, sì o no?
«No, il nostro partito non darà alcuna indicazione: ci ha lasciato completamente liberi, è una scelta di coscienza individuale. Io però non ne farei una questione di partiti, ma di persone: chi vuole questa fusione sono individui che pensano soltanto ad occupare poltrone, lo vedo come un gioco dei quattro cantoni e non come un progetto per migliorare la qualità della vita dei cittadini».
Ma, per un partito di governo, non è troppo comodo lasciare libertà di voto e poi adeguarsi al risultato?
«Da un lato può sembrare così, ma dall’altro dico che il partito democraticamente ci lascia liberi senza imporci alcuna soluzione. Sono forse due facce della stessa medaglia».
E gli altri partiti, come Forza Italia che faranno?
«Io parlo per il mio partito; degli altri lascio che parlino i rispettivi esponenti».
Il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, non è sembrato molto favorevole al referendum, anzi ne ha parlato come una possibilità.
«Lui ha le sue legittime aspirazioni personali – non so se ambisca di più ad andare a Roma o a fare il sindaco della nuova città. Città che, tra l’altro, non si potrà chiamare “Pescara”: Montesilvano ha chiesto un parere a un costituzionalista, il professor Mattarella, il quale ha chiarito che il nome non potrà essere Pescara. Il quesito referendario del 2014 recitava infatti “Nuova Pescara”».
Nella legge regionale 13 del 2023 qualcuno ha provato a fare il furbo scrivendo “Nuovo Comune di Pescara”?
«Ma non è costituzionalmente ammissibile perché il quesito del 2014 è vincolante».
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