Toppetti: «È grave che liberi cittadini debbano ritrattare per uscire dalla violenza ideologica»

13 Ottobre 2026

Il capogruppo di Futuro Nazionale al Comune di Pescara: «Grave e inadeguato

paragonare questa iniziativa spontanea dei negozianti alla Notte dei Cristalli»

I negozianti che hanno aderito spontaneamente all’iniziativa su mio invito alla conferenza stampa tenutasi in Comune e non nelle “segrete stanze”, invito diramato anche sui miei canali social attraverso una locandina, non sono “futuristi” (nel linguaggio oggi comune dire “futurista” significa anche dire di Futuro Nazionale) come, commettendo un grave errore, oggi è scritto su il Centro, ma al contrario sono commercianti che non hanno espresso alcuna appartenenza politica ma hanno soltanto accettato di aderire a una campagna non politica ma bensì di sensibilizzazione rispetto al comparto commerciale del nostro paese, per metterne il luce la qualità e il valore. Naturalmente lo sciacallaggio giornalistico in corso in queste ore nei loro confronti, sciacallaggio che purtroppo segue l’onda degli haters sui social che li hanno attaccati, a torto, trasferendo sul piano politico l’iniziativa che politica non è – tanto che sull’adesivo dell’iniziativa campeggia unicamente il nostro amato tricolore e nessun logo di partito – ha posto in grave imbarazzo i titolari degli stessi esercizi commerciali della nostra città che, a questo punto, in alcuni casi, si sono trovati costretti a “fare dietro-front” rispetto all’adesione spontanea alla campagna stessa. Per questo non li biasimo, proprio perché con alcuni di loro vi sono una conoscenza e un rapporto di stima datati, in quanto punti di riferimento nella nostra Pescara, ma anzi a maggior ragione hanno la mia piena e assoluta solidarietà. Personalmente ho le spalle larghe a posso subire attacchi, sempre nel limite del lecito, ma i cittadini e, nel caso di specie, i commercianti assolutamente non devono essere coinvolti. Chi lo fa mette in campo comportamenti gravi, non giustificabili in alcun modo, contrari all’interesse di tutti, in particolare di chi, magari da generazioni, rende un servizio al territorio e al contesto economico cittadino. Sono pertanto vicina in particolare a quegli operatori commerciali che mi hanno riferito di aver ricevuto insulti e offese sui social in seguito alla adesione, proprio loro che portano avanti una attività di piccola impresa locale tramandata magari da padre in figlio e quindi pienamente rispondente al profilo economico e identitario che l’iniziativa intende supportare e valorizzare. Alcuni di questi hanno ricevuto personalmente da me, dopo la conferenza stampa di giovedì, l’adesivo “Negozio Italiano” di fronte al negozio, ben comprendendone il senso non politico ma al contrario sociale, economico e valoriale: il valore, appunto, del sostegno al commercio italiano. È necessaria però a questo punto una considerazione di merito. È molto grave, sotto il profilo della democrazia concretamente vissuta nella nostra città, che cittadini liberi e in buona fede che aderiscono a una iniziativa non politica si trovino costretti a ritrattare per uscire dall’imbarazzo e dalla violenza ideologica, in questo caso portata avanti non solo dagli haters sui social (conosciamo la piaga dei leoni da tastiera che siamo tutti chiamati a combattere) ma anche da taluni – per fortuna isolati – attori dell’informazione. L’editoriale del direttore de il Centro Telese assimila l’iniziativa “Negozio Italiano” alla “Notte dei Cristalli” e alle stelle di David dipinte sulle vetrine della Germania del III Reich, in qualche modo evocando il Nazismo, poi sguinzaglia i suoi giornalisti a chiedere ai negozianti che hanno aderito se confermano la loro adesione. Ebbene, chiedo al direttore del quotidiano abruzzese: secondo lei, dottor Telese, dopo un tale travisamento dell’iniziativa, sull’edizione odierna del suo giornale, cosa mai avrebbero dovuto rispondere i commercianti? Chi non si chiamerebbe fuori dalla “Notte dei Cristalli” da lei evocata? Chi ha in mano l’informazione dovrebbe avere maggiore prudenza nel divulgare paragoni così gravi e inadeguati, soprattutto per non sfociare nel reato di diffamazione. Il quotidiano il Centro dovrebbe stare a mio avviso dalla parte di tutti i commercianti, come dovuto da un organo di informazione che guarda agli abruzzesi nel loro complesso. Scrive infatti il direttore Telese nel suo commento all’iniziativa: «Davvero non capisco perché un negozio gestito da un cittadino del Bangladesh o da un sudamericano dovrebbe essere meno degno di uno gestito da un cittadino italiano». Associando inoltre al testo un’immagine del tutto fuori luogo, si costruisce un’accusa che non esiste, per poi contestare ciò che è stato partorito solo dalla propria fervida immaginazione. Il problema è che nessuno ha mai sostenuto una simile tesi. Nessuno ha mai parlato di “dignità”, questa è un’invenzione bella e buona utilizzata per spostare il piano della discussione da ciò che è stato detto a ciò che fa più comodo contestare. Questa tecnica è ben nota a chi opera nella comunicazione pubblica. La promozione del prodotto locale o del “Negozio Italiano” riguarda possibilmente la valorizzazione di una filiera italiana, di un’identità e di un’economia del territorio. Esattamente come un marchio Dop o Igp valorizzano un prodotto senza per questo offendere, discriminare o togliere dignità a ciò che proviene dall’estero. Sostenere la propria comunità o la propria economia non significa sminuire gli altri. Confondere deliberatamente la promozione di un’identità con la negazione della dignità altrui non è analisi giornalistica. È semplicemente il tentativo di trasformare una discussione sulla sensibilizzazione sul prodotto italiano in una questione morale, così da poter appiccicare un’etichetta invece di affrontare il merito della questione. Un’ultima considerazione va riservata all’autore della controproposta, che ha pensato bene di riprodurre il nostro adesivo aggiungendovi la bandiera arcobaleno e i distintivi del mondo LGBTQ+, elevato al ruolo di “eroe” nel medesimo editoriale e a cui è stata persino riservata laseconda pagina del quotidiano. Viene spontaneo chiedersi: se questo esercente, che opera peraltro in un settore regolamentato dai Monopoli di Stato, non fosse stato un esponente della minoranza arcobaleno, avrebbe suscitato lo stesso clamore e la stessa enfasi mediatica? Visto il credito e lo spazio concessogli, suggerisco anzi al direttore Telese che costui potrebbe rivelarsi persino un ottimo candidato per le prossime sfide amministrative della Nuova Pescara.