«Nuova Pescara, facciamo presto saremo il cuore dell’Adriatico»

15 Gennaio 2022

Il sindaco del capoluogo adriatico invita i colleghi di Montesilvano e Spoltore a unire gli intenti «La nuova realtà non cancellerà storia, tradizioni e toponimi: li valorizzerà in un corpo più grande»

Il sindaco di Pescara Carlo Masci interviene nel dibattito sulla nascita della Nuova Pescara, sancita dalla legge regionale de 24 agosto 2018 e modificata da un emendamento approvato in Consiglio regionale a fine 2020 che ha differito l'istituzione del nuovo ente dal 1° gennaio 2022 al 1° gennaio 2023.
di CARLO MASCI*
Il tempo per discutere “se” far nascere la Nuova Pescara è già scaduto: adesso è il tempo di dire con chiarezza “quando”. Il dibattito che si è riacceso sulla fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore parte da una prospettiva sbagliata e fuorviante, che si inserisce purtroppo sulla farraginosa procedura legislativo-amministrativa contraddistinta da troppi balbettìi, troppe pause e troppi ritardi, a partire dalla legge regionale 24 agosto 2018 n. 26 partorita ben quattro anni dopo la tornata referendaria. Mettere ora un cuneo su evidenti carenze per rimettere in discussione un progetto epocale è sbagliato, è improprio ed è anche miope. Si tratta della più grande operazione di accorpamento di Comuni mai tentata in Italia che è destinata a creare uno dei più importanti poli urbani, territoriali e strategici dell’Adriatico e dell’intera Penisola. Schierarsi oggi sul fronte del «no» significa mettersi fuori dalla storia, fuori dal presente e fuori dal futuro. È il momento, invece, di scrollare l’ingessatura dell’immobilismo e di fungere da stimolo allo Stato per gli investimenti economici, la facilitazione dei procedimenti e l’accompagnamento dei Comuni alla trasformazione da cui tutti, a partire dai singoli cittadini, avremo da guadagnare.
La fusione non è in discussione: le perplessità e la freddezza manifestate da alcuni amministratori sono un’anomalia anacronistica e logica, perché la Nuova Pescara non nasce per annessione bensì come espressione referendaria libera e democratica recepita e sancita da una legge regionale.
Da qui dobbiamo trovare lo slancio per ripartire e superare la difficoltà di creare una struttura amministrativa unitaria, che si occupi dei necessari passaggi di accorpamento delle funzioni e delle attività, ulteriore rispetto a quelle già presenti nei singoli Enti. Le questioni di campanile non possono essere ostative alla modernità e alla progettualità lungimirante; se questa logica, sconfitta dalla storia, si fosse invece affermata, non avremmo avuto la Budapest risultante dalla fusione di Buda, Obuda e Pest, neanche la Praga che conosciamo oggi e neppure Pescara che venne voluta da Gabriele d’Annunzio e Giacomo Acerbo unendo due paesi divisi dal fiume e dal provincialismo. Un progetto così importante, che darà vita a una delle città più grandi d’Italia, non deve essere messo a rischio né da uno scetticismo fuori luogo e fuori tempo massimo, né dalla fretta di attuarlo; ma non è neppure opportuno che venga portato avanti da burocrati statali scavalcando ed esautorando coloro che rappresentano i cittadini e la loro volontà.
La nuova realtà non cancellerà né storia, né tradizioni né toponimi riconosciuti e identitari, ma li armonizzerà e li valorizzerà in un corpo più grande, più autorevole e più importante: quello di una città policentrica e inclusiva, non più stretta in un territorio angusto ma aperta al mondo e alla modernità, dal mare ai monti, autentico cuore dell’Adriatico.
Se proprio necessario, ma speriamo davvero che non lo sia, ci si impegni tutti e apertamente a un patto per la Nuova Pescara, con pochi ma precisi punti che coinvolgano oltre ai tre Comuni la Regione e il Parlamento: 1) il processo è completo, chiuso e irreversibile; 2) occorrono diversi tempi e modalità di attuazione; 3) è necessaria una normativa regionale che semplifichi i modi di partecipazione assembleare, stabilisca i pesi ponderati delle rappresentanze, renda agevole e rapido decidere superando eventuali ostacoli e veti strumentali; 4) il Parlamento prenda atto che la Nuova Pescara è il più importante e coraggioso esperimento di fusione mai attuato in Italia, perfettamente in linea con gli obiettivi di rilancio delle città indicati in tutti i processi di sviluppo, e che la sua riuscita costituirebbe un faro fondamentale per i futuri tentativi di accorpamento; 5) il Governo affianchi i Comuni assegnando a questo processo professionalità adeguate per coordinare tutti i passaggi amministrativi e burocratici. Abbiamo una grande responsabilità verso le generazioni future: non possiamo permetterci né l’indifferenza né l’indecisione. Pensare in grande significa essere agganciati al futuro e al progresso. Guardiamo insieme avanti senza timori e con ottimismo, per quello che siamo e per quello che diventeremo.
*sindaco di Pescara