«Nuova Pescara nel 2024» Sì al rinvio di un solo anno

I tre consigli comunali congiunti si schierano per la modifica del termine Ora la parola passa alle singole città e la scadenza potrebbe cambiare ancora
PESCARA. Sì al rinvio della Nuova Pescara. La fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore non avverrà il primo gennaio del 2023 ma il primo gennaio del 2024. Per ora c’è solo un impegno politico, assunto ieri durante la riunione della assemblea costitutiva di Nuova Pescara, composta dai tre consigli comunali congiunti. È stato votato favorevolmente (ma i presenti erano solo 41) un ordine del giorno che detta la svolta, voluto dal consigliere pescarese Carlo Costantini: ha ottenuto 34 sì, un voto contrario e 6 astensioni. Il documento invita «i consiglieri comunali e i tre consigli a predisporre e approvare le deliberazioni» che porteranno formalmente al rinvio di un anno, la cui possibilità è contemplata nella legge regionale del 2018, quella istitutiva della Nuova Pescara. Le deliberazioni dei tre consigli dovranno avvenire «a maggioranza dei due terzi» per cui ora nei tre Comuni si apre la discussione interna e già ieri, a margine della riunione che si è tenuta a Pescara, sono emerse le perplessità degli amministratori di Spoltore. Il sindaco Chiara Trulli e il presidente del consiglio Lucio Matricciani restano orientati sul 2027, e d’altronde la Regione sta lavorando su un rinvio del genere, per cui non è escluso che lo slittamento al 2024 non passi, a Spoltore. Nulla, quindi, appare scontato come sembra.
«Il rinvio al 2024», si legge nell’ordine del giorno votato ieri sera dai 41 consiglieri, «consentirebbe di disporre di risorse economiche, di tempo e di disponibilità in termini di presenza dei consiglieri comunali. In caso contrario», prosegue il documento, «la fusione sarebbe gestita dal primo gennaio 2023 da un commissario che, in quanto privo di legittimazione popolare, non potrebbe determinare le scelte coraggiose ed innovative, soprattutto in termini di contenuti del nuovo statuto, che tutte le forze politiche si sono dichiarate interessate a perseguire». Certo, è fondamentale capire se poi si andrà anche oltre il 2024, ma da questo punto di vista è la Regione a decidere. Resta il fatto che ad oggi non è stato adottato alcun provvedimento amministrativo di esercizio associato di funzioni e servizi comunali, non è stato presentato un progetto di statuto provvisorio e non è stato concluso il processo di fusione, come emerso ieri dalla relazione conclusiva sul processo di fusione. «Ma se ad oggi non è stato approvato alcun provvedimento non è colpa dei consiglieri: non sono stati con le mani in mano, anzi», ha detto Costantini commentando la mancanza di atti concreti. «È solo che è mancato il supporto delle strutture apicali, mancavano dei provvedimenti amministrativi compiuti, e non sono certo prerogativa dei consiglieri», ha proseguito. Non l’ha presa bene il sindaco di Montesilvano, Ottavio De Martinis, che ritiene «inopportuno e non costruttivo accusare i sindaci e le strutture. Non è la sede per condannare, si deve parlare e ragionare insieme», ha detto. E Trulli ha ricordato che «ci sono stati impedimenti oggettivi durante il Covid, la dilazione dei tempi non è legata alla cattiva volontà della politica. E ora c’è la voglia di tutti di cominciare il percorso per la fusione. Il 2023, però, può essere un problema, nessuno deve uscire svilito» dall’accorpamento. Per Carlo Masci, sindaco di Pescara, «il lavoro è complesso e non si può improvvisare, ma non si può puntare il dito contro gli uffici: nel 2023 avremo le risorse per far lavorare dei professionisti e individuare le formule migliori. Si potrà partire nel 2024, anche se i miei colleghi pensano che ci voglia tempo. Ora mettiamo da parte le polemiche».

