Nuova Pescara nel 2027, Costantini accusa

Il promotore della fusione: «La Regione non ci mette la faccia e scarica la colpa del rinvio sui sindaci»
PESCARA. Polizia municipale, tributi e servizi sociali. Sono questi i primi servizi che Pescara, Montesilvano e Spoltore puntano a gestire in modalità unificata nell’ambito del processo di fusione. Con il nuovo cronoprogramma per la nascita della Nuova Pescara, contenuto nella proposta di modifica alla legge regionale del 2018, le tre città dovranno arrivare a settembre prossimo con almeno tre funzioni unificate. L'intento, almeno secondo quanto annunciato dal sindaco di Montesilvano, Ottavio De Martinis, è di partire proprio dalle tre materie, «i temi che più di tutti abbiamo già sviscerato, poi ci sono gli altri settori che necessitano di tempi maggiori».
Per ottenere una proroga al 2027, rispetto all'attuale scadenza del 2024, su richiesta di almeno due Comuni su tre, secondo la proposta di legge (primo firmatario il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri), entro otto mesi vanno redatti anche diversi studi di fattibilità.
La nuova road map non ha convinto il consigliere Carlo Costantini, promotore del referendum per la fusione, che parla di «pezza peggiore del buco. È ipocrita la scelta di scaricare sui sindaci di Montesilvano e Spoltore la colpa di richiedere lo spostamento al 2027. Il potere di rinviare è della Regione, che avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di metterci la faccia». Secondo Costantini, la data di istituzione di un nuovo Comune deve dipendere direttamente dalla legge e non da valutazioni «soggettive e discrezionali. Il potere assoluto che Marsilio e Sospiri si sono riservati sul rinvio è una forzatura talmente evidente, da indurmi a ritenerla esclusivamente funzionale ad assumere una posizione di predominio assoluto, anche sui tre sindaci, nell’imminenza delle prossime elezioni regionali. La legge deve rispettare i principi di ragionevolezza, di proporzionalità e di razionalità, che nel progetto di legge risultano letteralmente devastati. L’avanzamento di un progetto di fusione, con studi di fattibilità e forme di collaborazione tra i tre Comuni, non può produrre, come conseguenza, il rinvio della fusione di 5 anni. Per chi sta lavorando per raggiungerlo, il rinvio dell’obiettivo perseguito non è un premio, ma è una punizione».
Un'ultima questione sollevata dal consigliere riguarda la redazione della proposta di statuto che, secondo il progetto di legge, dovrebbe essere pronta entro il 31 gennaio 2024, «cioè dopo l'attuale data di istituzione della nuova città, che cade al primo gennaio 2024. Un controsenso». Perplessità anche dall'associazione consiglieri comunali emeriti, presieduta da Mario Sorgentone, secondo cui la proposta di legge, «non chiarisce, ma rafforza i dubbi e le diffidenze scaturite dalla mancata applicazione della legge regionale sulla Nuova Pescara. Se è una proposta seria, il progetto deve prevedere che, nel caso di mancata fusione nel 2027, saranno sciolti sia i tre consigli comunali che il consiglio regionale, con l’imputazione di omissione in atti d’ufficio», conclude. (m.pa.)

