«Nuova Pescara, una città unica per contare di più sull’Adriatico»

28 Gennaio 2023

Orrù, costituzionalista dell’università di Teramo: la sfida è andare oltre l’accorpamento degli uffici Il rinvio al 2027: decisivo centrare l’obiettivo dell’unione dei servizi prima delle elezioni del 2024

PESCARA. La fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore come una «città nuova» e «non soltanto un’unione tecnica di uffici». È la Nuova Pescara secondo Romano Orrù, ordinario di Diritto costituzionale comparato all’università di Teramo: un Comune unico da quasi 200mila residenti «con più potere contrattuale» sui tavoli romani. «È la sfida più ambiziosa», dice il docente che ha partecipato alla stesura della legge regionale del 2018 e che, adesso, affianca la commissione Statuto nella redazione del documento che plasmerà l’assetto del Comune unito. E alla politica Orrù chiede una cosa: «Impegno».
Quali sono gli ostacoli all’unione di tre Comuni?
«Trattandosi di un obiettivo complesso che, astrattamente, può essere conseguito attraverso vari percorsi, le difficoltà rimandano a una combinazione di fattori, sia di natura tecnica che di natura politica, quest’ultima naturalmente intesa nel senso forte del termine come diversità di visioni quanto alla cura del “bene comune”. Una specificazione al riguardo è d’obbligo: la fusione che riguarda la Nuova Pescara è un unicum. Alla cui base, non bisogna dimenticarlo, c’è un preciso voto popolare. Una novità quindi sotto almeno due profili: innanzitutto, è la fusione più grande mai realizzata in Italia per taglia demografica di tutti e tre i soggetti coinvolti; poi, perché la decisione di fusione nasce non dall’alto ma dal basso, cioè dai cittadini stessi mediante consultazione referendaria che ha dato luogo ad esiti inequivoci. Il voto popolare ha anticipato l’iniziativa della politica. Gli ostacoli? Impedimenti e freni in parte politici e in larga misura tecnico-progettuali. Gli uni e gli altri, io credo e spero, ragionevolmente superabili».
E i ritardi sono fisiologici?
«Sui ritardi hanno inciso vischiosità politiche certamente, ma anche difficoltà pratiche perché si tratta di situazione assolutamente nuova, sui generis. Inoltre hanno giocato un ruolo non trascurabile le vicende pandemiche degli ultimi anni. Ma credo che ormai si sia fatta strada, in tutti gli attori istituzionali e non coinvolti dal processo di fusione, la consapevolezza della carica assolutamente innovativa della situazione e parimenti dell’importanza di dar vita a una nuova forma urbana».
Un Comune unico da 191mila residenti, con 4 o 5 municipi, è un vantaggio rispetto a tre Comuni?
«Appunto per la novità e la complessità della situazione, il legislatore regionale del 2018 ha pensato a un procedimento di fusione a tappe, ha rigettato l’ipotesi della fusione a freddo, non l’ha impostata come un mero provvedimento amministrativo: infatti non si tratta solo di eseguire, più o meno a “rime obbligate”, un processo politico-amministrativo ma anche di dar corpo a un progetto di città nuova al passo con i tempi e rispondente alle esigenze dei cittadini».
Una città con un’identità nuova e propria?
«Voglio dire che la fusione deve essere qualcosa di più della semplice e asettica unione di uffici e servizi, deve portare a conseguire un valore aggiunto per il singolo cittadino e per le comunità coinvolte. L’ideale è pervenire a un unico Comune che, attraverso il decentramento per municipi, riesca ad assommare al vantaggio della maggior dimensione quelli della prossimità. La sfida è la creazione di un nuovo soggetto urbano di dimensioni tali da giocare un ruolo importante per le comunità locali coinvolte e per l’Abruzzo intero».
Una città con più potere contrattuale che competa con Ancora e Bari?
«Un soggetto con massa critica adeguata per essere concorrenziale alle altre grandi realtà urbane dell’Adriatico e che diventi magnete per iniziative e finanziamenti che i tre Comuni attuali isolatamente non riescono a programmare o ad attrarre; il tutto senza perdere in nulla del suo ruolo di prossimità, attraverso i municipi per l’appunto, per rispondere con sollecitudine alle esigenze quotidiane dei cittadini. Un passo importantissimo è stato realizzato in chiusura della scorsa legislatura nazionale, allorquando la politica abruzzese è riuscita ad assicurare al nascituro ente un adeguato finanziamento aggiuntivo a quello ordinario da erogare nei suoi primi anni di vita di attività».
Lo statuto del Comune unico non è ancora pronto: è un atto determinante per organizzare le funzioni?
«La centralità dello statuto è indubbia. Con grande intuito del legislatore del 2018 la sua redazione è stata pensata sostanzialmente come la chiave di volta di tutto il percorso di fusione. Non solo questo: la legge regionale del 2018 proprio per questo immagina un processo di costruzione dal basso e condivisa dello statuto ritenendo che la sua redazione non dovesse avere se non in estrema ratio la veste di un atto commissariale calato dall’alto. Da qui l’idea che il soggetto promotore sia in primo luogo un’apposita commissione Statuto composta da tutti i capigruppo dei tre consigli comunali coinvolti che agisce come “costola” dell’assemblea costitutiva (a sua volta integrata da tutti i consiglieri dei tre Comuni). Un procedimento aperto anche agli apporti dall’esterno, da parte della società civile, come si diceva un tempo».
Il punto di partenza, in base alla proposta di legge attualmente in discussione in Regione, è l’unione di tre servizi entro settembre prossimo: si possono accorpare tributi, servizi sociali e polizia locale in 8 mesi?
«La legge regionale emendativa della precedente si trova a doversi confrontare con un elemento indisponibile: la tornata elettorale di fine primavera del 2024 – amministrative a Pescara e Montesilvano ed elezioni regionali. È un passaggio importante di cui si deve tenere conto inevitabilmente: bisogna accelerare il passo e il processo di integrazione dei servizi deve procedere di pari passo con l’elaborazione dello statuto perché è in questo che sono definiti alcuni tratti determinanti della fisionomia che l’amministrazione locale dovrà assumere».
Il referendum è del 2014; la legge istitutiva è del 2018; l’entrata in vigore del 2023 è slittata: viste queste date, la fusione si farà davvero?
«Io sono ottimista e penso proprio di sì. Del resto, la proposta di legge rinvia al 2027 in un’ottica di premialità: solo se si raggiungono alcuni risultati intermedi del processo di fusione si arriva al 1° gennaio 2027 altrimenti si procede prima di quella data, ma con atti commissariali».
In una fusione di questo tipo, c’è il rischio che la città più grande assorba le altre?
«In una fusione a freddo e calata dall’alto direi che il rischio c’è. Ma fortunatamente non è questo il caso. Proprio per evitare il rischio appena evocato, e cioè l’annessione, e per non scaricare i conseguenti problemi sui cittadini in caso di non ottimale erogazione dei servizi per via di una fusione affrettata e poco “ragionata” il legislatore regionale ha pensato a un procedimento di fusione incrementale, dispiegato su un congruo arco di tempo e che si alimenta dell’apporto paritario di tutti e tre i soggetti comunali coinvolti».
Chi guarda con sospetto al rinvio al 2027, pensando che sia un tentativo per affossare l’unione, sostiene che la Brexit ha richiesto molto meno tempo: potrebbe aver ragione?
«A rigore il rinvio dovrebbe essere in realtà alla fine del 2026, poiché il nuovo ente dovrebbe essere pienamente operativo già il 1° gennaio 2027. Oltre alla tempistica tecnica necessaria per l’adeguamento tecnico e normativo occorre avere un respiro temporale adeguato per non vanificare o danneggiare le progettualità che i Comuni hanno attualmente in essere. I ritardi sin qui accumulati di necessità comportano lo spostamento in avanti della deadline per l’entrata a regime del nuovo Comune. Il legislatore regionale che sta per intervenire sembra tuttavia intenzionato a stabilire che non ci possano essere spazi per ulteriori ritardi o rinvii».
Qual è l’invito che si può rivolgere alla politica?
«Non sta a me fare inviti alla politica. Posso solo auspicare che quello che conosco, vale a dire l’ottimo metodo di lavoro e il grande clima collaborativo che si sperimenta attualmente nella commissione statuto permangano e contagino virtuosamente gli altri attori coinvolti nella consapevolezza che il procedimento dia luogo a un progetto foriero di vantaggi per gli abitanti dei Comuni coinvolti e per l’Abruzzo nel suo complesso. Nutro l’auspicio che il core business della fusione non sia limitato all’unione tecnica delle tre amministrazioni, ma sia più ambizioso».
E la politica avrà questa forza?
«Lo spero, ci vuole impegno».
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