Nuova rete ospedaliera da 300 milioni

20 Aprile 2021

La Regione punta sul piano di riordino, al governo Draghi si chiede di rivedere i parametri

TERAMO. Non solo Covid e vaccini: l’occasione della visita del ministro della Salute, Roberto Speranza a Teramo ha riportato al centro della discussione il riordino della rete ospedaliera abruzzese.
Il piano sarebbe pronto. Si parla di investimenti fino a 300 milioni di euro per nuove strutture, il potenziamento di quelle esistenti, ma soprattutto una migliore organizzazione di hub e livelli degli ospedali e delle unità operative complesse, il tutto con un ruolo strategico delle università.
Il piano di riordino sarà presentato a breve. «Ho annunciato al ministro che, nei prossimi giorni, saremo in grado di depositare al ministero il riordino della rete ospedaliera, proprio per riportare la sanità più prossima ai cittadini e ai territori come questa esperienza ci insegna», ha detto il governatore Marco Marsilio a margine della visita di speranza a Teramo, «ci auguriamo di trovare apertura mentale e flessibilità ad accogliere la richiesta dell’Abruzzo frutto di un lungo confronto con territorio e con operatori sanitari e sociosanitari nonché piena e sincera collaborazione tra le istituzioni». Per Marsilio, infatti, gli attuali parametri ministeriali sulla rete ospedaliera «non consentono né eccellenze né prossimità alle regioni più piccole».
Sul tema è intervenuto anche il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, che è anche presidente dell’Anci Abruzzo. Nella lettera che D’Alberto ha consegnato a Speranza si chiede la revisione dei criteri del decreto Lorenzin, soprattutto per il cratere sismico. «Questa deve essere anche necessariamente l’occasione per ricominciare a programmare la sanità del futuro in generale e soprattutto per il territorio abruzzese e teramano», ha detto il primo cittadino, continuando: «Nel 2019 abbiamo messo in discussione uno schema regionale che disegnava un Abruzzo a due velocità. Non possiamo tollerarlo, è necessario che ci sia equilibrio sul territorio. Per questo abbiamo chiesto una revisione dei criteri del decreto Lorenzin, che non sono più adeguati. La pandemia ha dimostrato che la tenuta del sistema sanitario richiede criteri completamente diversi».(l.t.)
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