Nuova sede Paolo VI Il Pd contro Semproni

PENNE. Il futuro della Fondazione Paolo VI a Penne è legato alla necessità di una nuova sede capace di soddisfare nel migliore dei modi le esigenze di utenti e operatori. La struttura che ospita da...
PENNE. Il futuro della Fondazione Paolo VI a Penne è legato alla necessità di una nuova sede capace di soddisfare nel migliore dei modi le esigenze di utenti e operatori. La struttura che ospita da sempre la fondazione, quella del Duomo, non è più idonea a rispondere alle esigenze di circa 15 mila prestazioni sanitarie annue, 5 mila prestazioni a domicilio e a circa una trentina di dipendenti.
Sulla questione Paolo VI si è aperta una polemica politica tra il Pd di Penne e l’amministrazione del sindaco Mario Semproni. Il segretario dei democratici vestini ha accusato il governo cittadino di aver ritardato l’iter per la costruzione del nuovo centro Paolo VI a Penne. «Il vescovo Valentinetti ha predisposto un progetto per la realizzazione della nuova sede della Fondazione Paolo VI in contrada Ponte Sant’Antonio», attacca Andrea Vecchiotti. «Un progetto all’avanguardia, totalmente finanziato dalla Fondazione, che garantirebbe una struttura unica nel suo genere nel territorio vestino, con una piscina da quasi 600 metri quadrati, sicura dal punto di vista sismico, compatibile dal punto di vista ambientale e con la possibilità di utilizzare pannelli fotovoltaici per il fabbisogno energetico. Il sindaco Semproni, dopo quasi un mese nel quale ha tenuto chiuso nel cassetto il progetto del nuovo centro, ha deciso di delegare all’urbanistica l’assessore Pina Tulli, la quale ha risolto un contratto di lavoro con la Paolo VI per motivi ignoti. Il neoassessore all’urbanistica ha deciso di ritardare di almeno 3 mesi la valutazione della fattibilità del progetto. Una scelta folle che rischierebbe di far fuggire la Paolo VI da Penne».
Dura la replica del gruppo di maggioranza Penne Viva: «Il Comune di Penne, in silenzio, ha contribuito al pagamento del trasporto dei ragazzi quando il Centro San Massimo ha sospeso i servizi, ha reperito i fondi per la compartecipazione alle spese degli utenti nel Piano sociale e ha individuato i locali per attivare un Centro diurno all’interno di una struttura pubblica (la convenzione sarà approvata nei prossimi giorni). L’iter amministrativo del nuovo centro è stato avviato con celerità il 7 novembre scorso (7 giorni dopo essere stato protocollato) e senza influenze politiche, al contrario di come viene ricostruito artatamente (e diffamando nel caso di specie) da Vecchiotti; e come sanno i numerosi tecnici che affollano le segrete stanze del Pd, e non solo quelle del municipio, questa istanza può avere due percorsi: una variante al Prg, che comporta tempi tecnici imposti dalla legge e dai regolamenti comunali, oppure di usufruire di una deroga urbanistica per attività specifiche. Rassicuriamo gli utenti della Fondazione Papa Paolo VI, nonché il committente dei lavori, l’Arcidiocesi di Pescara-Penne, che tutto sarà eseguito secondo la legge, e soprattutto con celerità».

