Nuova speranza per i pazienti con scompenso cardiaco destro

5 Marzo 2022

Dopo il San Raffaele e il Niguarda a Milano, anche a Pescara arriva l’impianto della valvola tricuspide È stato realizzato ieri mattina per la prima volta nella clinica Pierangeli, su un paziente di 75 anni 

PESCARA. C’è una nuova speranza per la cura dei pazienti che presentano scompensi cardiaci terminali, patologie del cuore fino ad oggi inoperabili e a rischio vita. Si chiama TricValve, ed è il sistema di impianto per il trattamento dell'insufficienza della valvola cardiaca tricuspide.
Ieri mattina è stato effettuato per la prima volta nel centro Italia, nella clinica Pierangeli, dall’équipe del dottor Stefano Guarracini, primario di Cardiologia. Si è trattato di un intervento chirurgico «rivoluzionario», che ha interessato, nel caso specifico, un pescarese di 75 anni affetto da scompenso nella sezione destra del cuore, dovuto ad una insufficienza valvolare. Il paziente, ricoverato in ospedale due giorni fa, nel passato aveva già subìto un intervento al polmone e uno per la sostituzione della valvola aortica. L’operazione, non invasiva, effettuata in sedazione controllata, è durata un’ora e si è svolta in sala Emodinamica. «La tricuspide è stata fino ad oggi considerata la Cenerentola delle valvole cardiache perché difficile da trattare chirurgicamente», spiega il dottor Guarracini, affiancato in sala operatoria dal cardiologo Michele Di Mauro e dal radiologo interventista Lorenzo Salute con un pool di infermieri, «si è trattato di un intervento rivoluzionario oggi possibile, effettuato per la prima volta a Pescara, che consente di impiantare una valvola in vena cava inferiore, e una in vena cava superiore». E «grazie alla modulazione del flusso sanguigno, il ventricolo destro può migliorare la performance diminuendo l’insufficienza tricuspidalica», che permette al paziente di risolvere il problema cardiaco. Molto più tecnicamente, l’impianto è costituito da due stent valvolati autoespandibili in nitinol con valvola in pericardio bovino. I due stent sono premontati e vengono impiantati senza intervenire direttamente sulla valvola tricuspide che ha la funzione di assicurare il corretto scambio di ossigeno con i polmoni. In sostanza, sintetizza il dottor Guarracini, che con il suo staff esegue circa 2mila operazioni di cardiologia interventistica all’anno, «il cuore non viene “tagliato” ma si entra in vena femorale con un intervento breve, un’oretta, e una degenza di almeno 4 giorni». Una volta dimesso, «il paziente può riprendere la sua vita normale, un’ottima qualità di vita. Sono tantissime le persone che soffrono di questa patologia e che fanno fatica anche a salire una rampa di scale, e che con questo sistema hanno salva la vita», impensabile fino a tre mesi fa. La tecnica è stata avviata prima in Germania e poi in Spagna, quindi introdotta in Italia, agli ospedali Niguarda e al San Raffaele di Milano, dove sono stati effettuati una quindicina di interventi chirurgici. La clinica Pierangeli è il terzo centro in Italia a impiantare tale dispositivo salvavita.