Nuova vita per il Circolo Tennis Ma oltre cento soci se ne vanno

15 Maggio 2021

PESCARA. Il Circolo Tennis di Pescara riparte dalla nuova aggiudicazione della gestione all’omonima associazione presieduta da Paola Di Carmine: il bando costruito dal Comune di Pescara che affida l’i...

PESCARA. Il Circolo Tennis di Pescara riparte dalla nuova aggiudicazione della gestione all’omonima associazione presieduta da Paola Di Carmine: il bando costruito dal Comune di Pescara che affida l’impianto sportivo per un periodo di 19 anni, consente investimenti e lavori per il rilancio della struttura. Una struttura nata nel 1963, quando il gruppo dei soci fondatori riuscì a ottenere dall’allora sindaco pescarese Vincenzo Mariani un terreno paludoso adiacente lo stadio, dove poi avrebbe realizzato il Circolo Tennis. L’impianto, durante gli anni d'oro, ha avuto oltre 500 soci, rappresentando un punto di riferimento non solo per lo svolgimento dell’attività sportiva, ma assolvendo anche alla funzione sociale. Un passaggio che però, stando alle lamentele di alcuni soci storici, oggi sembrerebbe finito in secondo piano. Sono in parecchi a criticare l’attuale gestione, divenuta definitiva dopo diversi anni in cui, seppur provvisoriamente, la stessa governance presente oggi ha portato avanti le attività. Nell’ultimo periodo gran parte dello zoccolo duro ha rassegnato le dimissioni, in aperto contrasto con le nuove linee guida tracciate dal gestore. Chi lo ha fatto denuncia un clima completamente diverso rispetto al passato: un tempo il Circolo Tennis era sì luogo di sport, di allenamenti e di competizioni, ma anche centro di aggregazione. Intere generazioni l’hanno utilizzato come punto di riferimento, sfruttando anche le attività di bar e di ristorazione, luogo in cui incontrarsi per giocare a carte o fermarsi a fare due chiacchiere. Al suo interno sono stati organizzati tornei capaci di richiamare tennisti da tutta Italia e dall’estero. Adesso, le stesse persone che si lamentano, sostengono che tutte le attenzioni siano rivolte mettendo al centro la scuola tennis.
Solo nell’ultimo anno sarebbero stati oltre 100 i soci ad aver abbandonato la nave, anche a seguito della pandemia che ha chiuso i cancelli per alcuni mesi. Fatti che in parte trovano conferma anche nelle parole della presidente Di Carmine, la quale però dà una lettura diversa a al cambio di metodo: «Iniziamo con il dire che la chiusura è dipesa dalle norme per contrastare la pandemia e non certo dalla volontà del gestore. Anzi, il nostro obiettivo, appena questo periodo sarà passato, è quello di aprire a tutti l’impianto e non solamente ai soci, come invece accadeva in passato. Vogliamo essere inclusivi. Se è vero che il numero dei soci è diminuito, e molti di loro sono andati via senza nemmeno pagare la quota, è però aumentato quello dei tesserati che svolgono attività agonistica e non agonistica. Abbiamo quasi 400 ragazzi iscritti alla scuola tennis, dato che contribuisce a fare del nostro, il terzo circolo in Italia».
Quindi va avanti: «Abbiamo da poco concluso un torneo Open con 341 iscritti. Durante questo fine settimana la nostra squadra femminile che milita in serie B ospita le ragazze sarde della Torres Tennis. A fine maggio è in calendario un torneo internazionale under-14 che vede l’arrivo di atleti da diversi Paesi. La nostra attività è assolutamente viva e dopo la vittoria del bando siamo pronti al restyling della struttura». E spiega: «Nei prossimi tre anni faremo 600mila euro di lavori. Dal rifacimento degli spogliatoi al fondo dei campi in veloce, che verranno dotati di una copertura e di uno spazio dedicato al mini tennis o alle tribune, dipende dalle necessità. Inoltre abbiamo intenzione di ricavare un’area riscaldamento sotto la tribuna più grande, oltre a riqualificare bar e ristorante». Proprio su quest’ultimo tema aggiunge: «Le priorità del circolo tennis devono essere lo sport e i ragazzi. Vogliamo voltare pagina rispetto al passato, dove in molti utilizzavano questa struttura per venire a mangiare un panino per poi fermarsi a giocare a carte e a parlare fino a mezzanotte. Il bar e il ristorante devono essere un servizio da offrire agli sportivi, non l’attrattiva principale. Nessuno vuole negare ospitalità a genitori, accompagnatori o ai soci, ma il fulcro del progetto deve rimanere quello sportivo e sociale. Siamo al lavoro per organizzare attività rivolte ai diversamente abili, come il tennis in carrozzina». E tra due anni si spengono le 60 candeline. (a.d.s.)
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