Nuove prestazioni Cosa farà l’Abruzzo

Minirivoluzione del governo, parità di trattamento in tutte le regioni
PESCARA. Non ci saranno più regioni di serie A e regioni di Serie B. Non ci saranno più isole felici dove l’assistenza sanitaria pubblica va a mille, anche per le prestazioni più complesse, e regioni infelici dove si fatica a ottenere l’ordinario. I nuovi Lea, ossia i nuovi Livelli essenziali di assistenza (dovremo abituarci a conoscere questa parolina, perché riguarderà i nostri diritti, oltre ai nostri doveri di contribuenti), dovranno, nelle intenzioni del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, finalmente unire l’Italia dei malati e quella più grande degli assistiti.
Perché il meccanismo dei Lea, un meccanismo, ha spiegato il ministro, che si auto-aggiorna in base all’andamento della salute degli italiani, garantirà ai cittadini le migliori prestazioni su tutto il territorio nazionale, e al top che c'è sul mercato. E se una regione è in ritardo con le prestazioni, i nuovi Lea garantiscono che il cittadino possa trovare assistenza, agli stessi costi, nella regione più attrezzata.
La novità di questo decreto, approvato dal governo e ora in attesa del visto della Corte dei Conti prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale, è che entrano nel sistema dell’assistenza pubblica prestazioni che prima non c’erano, come la fecondazione assistita eterologa ed omologa - che non tutte le regioni garantivano (in Abruzzo il centro di riferimento per la procreazione medicalmente assistita omologa è a Ortona, nel reparto diretto dal professor Gian Mario Tiboni, dove dovrà essere introdotta anche la eterologa). O i nuovi vaccini, o lo screening alla nascita, e i trattamenti per la celiachia, una malattia che esce dal catalogo delle malattie rare per entrare in quella delle malattie croniche. Tutte queste prestazioni dovranno essere garantite dalla sanità pubblica, gratuitamente o pagando un ticket (vedi articolo di lato).
Il costo di questa piccola rivoluzione è secondo il governo di 771,8 milioni di euro, che secondo il ministero saranno ampiamente coperti dal maggior finanziamento di 800 milioni garantito dalla legge di stabilità. La somma individuata risulta dalla differenza tra le prestazioni aggiuntive, i risparmi di gestione, e l’incasso dei ticket per le prestazioni che saranno trasferite in regime ambulatoriale (su questa questione stanno già polemizzando Cgil e Tribunale del malato, anche se l’incasso stimato a livello nazionale sarà di appena 50 milioni).
Secondo le Regioni, però, il costo dei nuovi Lea sarà doppio. Nel caso dell’Abruzzo, per esempio, l’impatto delle nuove prestazioni è stimato in 16-19 milioni (è questa la cifra che coprirà lo Stato), ma secondo l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci difficilmente potranno bastare: «Solo per la vaccinazione meningococcica spenderemo 4 milioni di euro». E’ evidente che i conti andranno rifatti.
Come si trova l’Abruzzo rispetto a questa programmazione sanitaria? La Regione è appena uscita da un lungo comissariamento, anche grazie al raggiungimento di un regime di Lea sufficiente, anche se non ottimale. E il nuovo decreto carica l’ente di ulteriori compiti. «Sui Lea esistenti abbiamo fatto enormi passi avanti», dice Paolucci, «e dunque accettiamo volentieri questa nuova sfida. Nel frattempo ci siamo portati avanti sui piani vaccinali: abbiamo approvato la legge quadro sull’autismo e gli screening allargati, come lo screening prenatale entrato adesso nei nuovi Lea. Sono tutte delibere e disegni di legge prontissimi». E domani va in giunta un aggiornamento al Piano vaccini che ricalca il piano nazionale. «E stiamo lavorando molto con l’Agenas, l’agenzia nazionale sanitaria, sul tema dell’area distrettuale, cioè su tutto il tema della medicina territoriale, sul quale pensiamo di presentare qualcosa di significativo», insiste l’assessore. «D’altra parte nel piano di riqualificazione della nostra sanità al primo capitolo ci sono le cure domiciliari e non gli ospedali».
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