Nuovi poveri, anche un fisico nucleare

5 Gennaio 2016

Sempre più italiani frequentano la mensa di San Francesco, che quest’anno compie 30 anni e ogni giorno serve 120 pasti

PESCARA. Michel Janssens, 62 anni, originario di Charleroi in Belgio, dove si è laureato, fino a tre anni fa, prima di finire sulla strada a fare la vita da clochard, lavorava come geofisico nucleare alla Schlumberger di Santa Teresa di Spoltore, una delle più grandi società americane di servizi petroliferi con sede centrale a Houston, Texas (Usa).

Da mesi mangia tutti i giorni alla mensa di San Francesco, si fa la doccia quando può al dormitorio di via Gran Sasso e dorme, al freddo, riparato solo da poche coperte, sulle panchine della città. Trentadue anni fa, Michel arriva a Pescara, dopo aver sposato a Charleroi una signora di Pianella emigrata con la famiglia a Marcinelle (il papà di lei lavorava alle miniere, ed è sopravvissuto alla strage), la coppia ha un figlio che lavora a Oxford, in Inghilterra, e insieme ricostruiscono la loro vita in Val Pescara con villa e tanti agi. Sei anni fa, la svolta. Il matrimonio si spezza, smette di lavorare, lui lascia la casa e la moglie con cui, però, è rimasto in buoni rapporti.

«Mi ha telefonato proprio ieri e mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa, ma io ho risposto di no perché mi vergogno a chiedere», dichiara Janssens, che svela di non separarsi mai dal suo cellulare, malgrado la difficoltà economica di mantenere un dispositivo telefonico.

«Ogni tanto ricevo un aiuto da un amico, ex direttore dell'Enel e riesco a cavarmela in qualche modo, ma la vita sulla strada è stata una mia volontà, seppure una scelta umiliante per le mie capacità intellettuali».

Capacità che esplica anche nelle poesie che scrive su foglietti bianchi a righe e che tiene raccolte in una busta di plastica trasparente, custodita gelosamente dentro un borsone scuro. In una di queste rime, si legge «l'incanto dell'amore che non pretende per rivelarsi, ma che può nascere dal pulviscolo d'oro del tramonto settembrino» ed è dedicata a una persona di fantasia dalla quale non si vorrebbe altro «che un dolce bacio per dirle: ti voglio bene».

Renato Paesano, fondatore della mensa di San Francesco, lo sta aiutando ad ottenere la pensione, ma nel frattempo Michel deve convivere con una serie di altri problemi di salute: «Ho avuto tre ictus e 22 interventi chirurgici, tra cui 11 alle caviglie. Per camminare ho bisogno di scarpe speciali che mi ha regalato il mio amico direttore. Il futuro per me non esiste, vivo alla giornata e chissà domani se mi risveglio sulle panchine dove dormo la notte».

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