Nuovo ospedale Ipotesi interporto per i malati Covid

24 Marzo 2020

Sopralluogo nell’edificio all’interno dell’area di Manoppello Ci sono gli spazi per 100 posti letto e per ospitare i sanitari

PESCARA. Oggi sapremo se l’Abruzzo avrà in tempi brevi un nuovo ospedale Covid-19. E dove sorgerà. Ieri un nuovo sopralluogo dei dirigenti dell’area tecnica della Asl di Pescara nella struttura della Regione Abruzzo annessa all’interporto di Manoppello ha fugato forse gli ultimi dubbi. Bisognerà comunque attendere la relazione finale e poi la decisione sulla quale avrà peso il giudizio di Alberto Albani, il coordinatore dell’unità di crisi sanitaria per il coronavirus istituita dalla Regione e primario del pronto soccorso dell’ospedale di Pescara.
La struttura visitata ieri (realizzata negli anni Novanta dalla società di costruzioni Di Vincenzo su progetto della Proger), presenti i gestori dell’interporto e il sindaco di Manoppello Giorgio De Luca, è in ottime condizioni e si presenta, è stato detto nel corso del sopralluogo, come la più funzionale tra tutte quelle candidate: il palazzetto dello sport di via Rigopiano a Pescara, vicino all'ospedale Spirito Santo; il palacongressi nel porto turistico Marina di Pescara; una porzione della clinica Villa Pini di Torrevecchia Teatina; il Parco scientifico tecnologico, una grande struttura da tempo abbandonata nella frazione di San Martino di Chieti.
La palazzina di Manoppello, tre corpi con grandi finestre orizzontali e due torrette che prendono luce da una serie di finestre-oblò, ha una superficie coperta di 3.600 metri quadrati al pianterreno e di 3.300 metri quadri al primo piano. E’ totalmente autonoma rispetto agli altri edifici dell’interporto, ed è pronta per essere attrezzata con i cento posti letto previsti di terapia intensiva e subintensiva. Spazi necessari per far fronte al crescente fabbisogno della Asl di Pescara, che oggi deve sopportare il peso maggiore dei ricoveri per Covid-19: ieri dei 228 pazienti ricoverati negli ospedali della regione, oltre la metà, 127, erano presenti nelle strutture della Asl pescarese; di questi, 28 sono i ricoverati in terapia intensiva.
Tra gli elementi considerati positivamente dai tecnici ci sono anche la prossimità della struttura di Manoppello rispetto agli ospedali di Pescara e di Chieti. E la presenza di spazi che possono essere utilizzati, se ritenuto necessario, per offrire alloggio temporaneo al personale medico e infermieristico. Sul modello della città cinese di Wahn (da cui tutto è partito a gennaio). In quell’occasione la dirigenza medica cinese decise, oltre alla costruzione in tempi record di una grande ospedale per accogliere i pazienti di coronavirus, di tenere in quarantena il personale sanitario in strutture dedicate per impedire di diffondere il contagio. «Lì hanno usato metodi drastici», ha detto al Centro la ricercatrice abruzzese Antonella Santuccione in un’intervista, «isolando non solo i pazienti affetti da Covid-19, ma anche tutto il personale sanitario che li aveva in cura. È stata una quarantena volontaria in alberghi e strutture preposte per evitare il contatto con i familiari». Il ricercatore abruzzese Michele Di Mascio, oggi a Washington l’aveva chiamata quarantena centralizzata. Un sistema per consentire al personale sanitario impegnato nelle strutture Covid «di svolgere il periodo di quarantena fuori dalle proprie case, in un luogo molto confortevole, se ben disegnato da chi ha competenze. In certe regioni, come l’Abruzzo, con poche decine di casi, si potrebbe fare. Occorre star fuori dai canali di trasmissione sociale, per qualche settimana o, comunque, cercare di approssimare quel tipo di modello».
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