Nuovo ospedale solo Covid pronto a giugno in Abruzzo

4 Aprile 2020

Pescara, via libera a 7 milioni per accogliere subito nell’ex Ivap 98 pazienti

PESCARA. Un ospedale Covid da 98 posti, 40 dei quali di terapia intensiva, nascerà in due mesi nell’ex Ivap di via Rigopiano a Pescara. Sarà una sorta di “Spallanzani 2” quello che prenderà forma nell’edificio comunemente detto “palazzina rossa”, a ridosso dell’ospedale civile. C’è il via libera di Domenico Arcuri, commissario straordinario scelto dal premier Giuseppe Conte per l’emergenza coronavirus. E c’è l’ok arrivato ieri dalla riunione in Regione col presidente Marco Marsilio, assessori e capigruppo. A breve è attesa l’ufficialità.
LA STRUTTURA. Il nuovo ospedale, dove verranno trasferiti tutti i malati affetti dal Covid-19 presenti a Pescara, sarà realizzato ristrutturando una parte della palazzina di sette livelli (compresi piano rialzato e seminterrato). Con una fase successiva di interventi, sui circa settemila metri quadrati di superficie potranno essere accolti complessivamente 214 pazienti affetti da coronavirus. Per ora ci sono i fondi per portare quindi in due scaglioni 98 pazienti. Di questi posti, 40 sono di terapia intensiva, comunque disponibili entro due mesi e collocati al settimo livello dell’edificio.
I TEMPI. Si conta di mettere a disposizione i primi 40 posti entro venti giorni dall’avvio dei lavori. Altri 22 posti saranno disponibili nei successivi dieci giorni. In due mesi si punta a curare nell’ex Ivap fino una parte considerevole dei contagiati oggi ospitati nell’ospedale di Pescara, che in seguito dovrebbe essere liberato del tutto dal pese del coronavirus. Per portare a termine l’opera nei tempi previsti, è in programma l’impiego di imprese locali, che avrebbero assicurato disponibilità a operare su tre turni 24 ore su 24.
I FONDI. Complessivamente la struttura completa, con 214 posti, comporta un investimento di oltre undici milioni di euro. Sette di questi sono già “in mano” alla Asl di Pescara per i primi lavori. Il sostegno di Banca d’Italia potrebbe completare il finanziamento, per il quale si punta a intercettare pure altre risorse private.
LA NECESSITÀ. Non bastano più il San Massimo di Penne e il Santo Spirito di Pescara, come ipotizzato nella prima fase dell’emergenza. I due presidi sanitari sono prossimi alla saturazione, e la sanità abruzzese deve essere pronta all’incremento e al prolungamento dell’epidemia. Servono quindi in tempi brevi nuovi sbocchi al di là dei 180 posti garantiti a Pescara, dove tra il 15% e il 20% dei pazienti ha bisogno della terapia intensiva. Soprattutto serve una struttura che consenta la separazione tra malati affetti dal Covid-19 e malati “ordinari”, per evitare focolai interni agli ospedali e il contagio di pazienti già affetti da altre patologie.
LA SCELTA. La cosiddetta “palazzina rossa” di via Rigopiano è stata considerata quella più idonea per motivi tecnici e logistici. Innanzitutto perché è collegata al monoblocco del Santo Spirito, e quindi facilmente raggiungibile dalla “struttura madre”. Che potrà quindi fornire facilmente supporto in tutti i servizi tecnici e clinici, dalla radiologia al laboratorio, fino alle pulizie e alla ristorazione. Il nuovo ospedale Covid inoltre sarebbe utile anche finita l’emergenza coronavirus, perché consentirebbe di separare le patologie infettive da altri servizi clinici, e in ogni caso liberebbe una parte dell’ospedale di Pescara già sottostimato rispetto alle esigenze del territorio.
IL PERSONALE. Parallelamente alla ristrutturazione dell’ex Ivap, la Asl dovrà portare avanti anche un piano per l’ampliamento della pianta organica. Il pazienti in più che peseranno su Pescara dovrà infatti essere supportato dall’incremento del personale di area medica e rianimatoria. Tra l’altro già oggi gli operatori arruolati nella lotta al Covid-19 sono in numero non adeguato a sopportare i volumi assistenziali.
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