Occasione per scoprire il territorio

Forte, 99 Cannelle, Collemaggio e San Bernardino i luoghi aquilani più gettonati
L’AQUILA. «Scusi, per San Bernardino?». «Che strada devo fare per arrivare alle 99 Cannelle?».
Agli alpini (e non solo) che ieri si sono riversati in migliaia già alle dieci del mattino alla Fontana luminosa, non è parso vero di vedere una persona in divisa a cui chiedere informazioni per i monumenti aquilani. Così, anche il responsabile della Protezione civile Eugenio Vendrame, che vi transitava in attesa di fare un sopralluogo nel punto del lancio dei paracadutisti, si è ritrovato a gestire le più svariate richieste di informazioni per i luoghi più belli dell'Aquila. Che piacciono nonostante interdizioni e puntellamenti agli alpini d’Italia.
Castello, Fontana luminosa, 99 Cannelle, Basilica di Santa Maria di Collemaggio, Basilica di San Bernardino e piazza Duomo sono i monumenti che hanno preso d'assalto nella giornata di ieri. È la splendida basilica di San Bernardino, appena riaperta al culto e alla cittadinanza dopo un imponente restauro che l'ha riportata al suo splendore, a fare da simbolo dell'Aquila in questi giorni, perché è una delle poche fruibili in questa fase della ricostruzione. Navate piene di persone a faccia in su ad ammirare il soffitto dorato restaurato con il contributo della Fondazione Carispaq, o munite di macchinette fotografiche, telecamere e telefonini per immortalare i capitelli in sobrio barocco, gli affreschi 700enteschi e l'altare. «Io sono stato qui durante la fase dell'emergenza e torno ogni mese. Ho L'Aquila nel cuore. L'ho vista cambiare dopo il terremoto, mese dopo mese», racconta Pietro di un gruppo alpino della provincia di Udine. Anche Ottavio, che viene da Roma è stato all'Aquila a prestare soccorso ai terremotati. «È un bellissimo regalo ritrovare la basilica, vorremmo vederne altri tornare in vita così bene».
Tantissimi anche i familiari che hanno seguito i parenti alpini e si godono la città. Come Letizia, figlia di un alpino, per la prima volta all’Aquila, o la bionda Catia della Fanfara degli alpini di Torino: «Fa male al cuore vedere che è tutto distrutto», dice, «anche perché ci siamo resi conto che la città è viva perché ci siamo noi e per il resto non c’è più nulla».
Molti chiedono informazioni per fare escursioni sul Gran Sasso, ma sono le 99 Cannelle, restaurate ormai tre anni fa dal Fai (Fondo ambientale italiano) ad affascinare di più, con code di persone da mattina a sera: «Da dove viene l’acqua? Perché 99 maschere?», chiedono i visitatori friulani. «Ho accompagnato io stesso molti a visitare i monumenti», dice l’assessore al Turismo Lelio De Santis, «sono soprattutto i familiari degli alpini – più intenti a gestire il campo e a socializzare – a essere sensibili verso la conoscenza dei monumenti. Quest’Adunata», è convinto l’assessore, «sarà per L’Aquila un’importante promozione turistica».
Di certo è emerso che il Paese ha un’informazione parziale della ricostruzione aquilana: c’è chi pensa che sia già tornata alla normalità totale e chi la immagina ancora distrutta. Il grande raduno degli alpini è un’occasione unica per fare vedere a centinaia di migliaia di persone la reale complessità del post-sisma. Intanto, sono decine gli alpini che hanno fatto la fila davanti all’ufficio del sindaco Massimo Cialente per stringere la mano «a un uomo forte».
Marianna Gianforte
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