Offendono un’amica sulla chat: 3 studenti ammoniti dal questore

16 Maggio 2021

Per alcuni mesi gli adolescenti hanno condiviso su Whatsapp delle caricature per denigrare la ragazza Il padre si è rivolto alla polizia e sono scattati i provvedimenti: «Non avevano capito la gravità dei fatti»

PESCARA. Non si sono resi conto di quello che facevano. Tre cyberbulli di 15 e 16 anni non hanno ben capito quanto potessero fare male gli sticker che, per mesi, hanno realizzato e pubblicato sulle chat di Whatsapp. Hanno usato quelle figurine per additare, offendere e denigrare una loro amica, una ragazzina. E lei soffriva, ci stava male. Solo quando sono stati convocati in questura con i genitori, i tre giovanissimi hanno aperto gli occhi, realizzato la gravità della situazione. Nei loro confronti il questore di Pescara, Luigi Liguori, ha emesso il 10 maggio tre provvedimenti di ammonimento per cyberbullismo, i primi dall’entrata in vigore della legge che li ha introdotti (la numero 71 del 2017). Si è squarciato così il velo su un «sommerso che è molto preoccupante» e che riguarda l’utilizzo del web tra i più giovani, come fa notare il vicario di Liguori, Alessandra Bucci.
Se si è arrivati a questi provvedimenti, che sono «misure di prevenzione monitorie di effetto mite», spiega invece la dirigente della Divisione Polizia Anticrimine della questura, Daniela Pasqua, è per tutelare la vittima, evitando altri comportamenti a danno della sua dignità personale, ma anche per preservare i tre cyberbulli da un eventuale processo penale (gli effetti degli ammonimenti finiranno al compimento dei 18 anni dei tre). Un provvedimento «educativo», quindi, per far capire ai giovani che la «leggerezza» usata sui social può avere conseguenze negative pesanti e d’altronde le cronache raccontano di episodi di cyberbullismo con epiloghi tragici.
In questo caso è accaduto tutto su Whatsapp. I tre ragazzini hanno pubblicato su delle chat di gruppo gli sticker realizzati con l’immagine di una loro coetanea (presa dai social), che frequenta la stessa scuola. La ritenevano responsabile di «una situazione» avvenuta all’interno del gruppo. E per questo hanno cominciato a «offenderla e denigrarla» realizzando degli sticker con le foto che la immortalavano (alcune volte sono stati loro stessi a scattarle, all’insaputa della vittima). La diffusione di quelle figurine sulla chat, le offese espresse nei suoi confronti per isolarla, hanno fatto precipitare la ragazzina in un vortice di tristezza e insicurezza. Quando ha ritenuto di non poter più sopportare una situazione del genere ha chiesto aiuto al padre che si è rivolto alla polizia, dando così il via a una procedura che mai prima d’ora era stata portata avanti e che richiede una serie di cautele, considerato che i protagonisti sono tutti giovanissimi e, proprio per questo, fragili. I tre ragazzini sono stati ascoltati, invitati alla riflessione e anche redarguiti affinché «non compiano più comportamenti di questo genere, altrimenti potranno essere segnalati all’autorità giudiziaria», spiegano sempre dalla questura, dove i tre sono arrivati accompagnati dai genitori e accolti, tra l’altro, da Giulia Marcucci e Angelo Lagonigro, dell’Ufficio minori.
Hanno capito, due di loro in particolare, di aver agito con una disinvoltura eccessiva, diffondendo gli sticker che danneggiavano l’immagine dell’amica. L’incontro con gli investigatori è stato utile, gradualmente, per ricevere degli importanti «spunti di riflessione» sul cyberbullismo e sugli effetti che «una bravata» del genere può produrre, magari involontariamente, ma pur sempre in maniera deflagrante. I colloqui con i poliziotti hanno prodotto un primo effetto immediato: le immagini offensive sono state cancellate, anche dalla memoria dei cellulari. E a riflettere sono stati anche i genitori dei tre che hanno maturato delle «consapevolezze anche sul maggior controllo da esercitare» sui figli, per evitare episodi del genere. «Dobbiamo fare in modo che non accada più», questo l’obiettivo dichiarato da Bucci. «E i genitori sono fondamentali».