Oggi arriva il cuore di San Pio Padre Guglielmo: ci ridà speranza

15 Ottobre 2022

Il frate della Madonna dei Sette dolori, discepolo del santo di Pietrelcina, racconta i 10 anni con lui «Al primo incontro mi diede un ceffone. Due ore prima che morisse, ricevetti la sua benedizione»

PESCARA. «Abbiamo il cuore pieno di gioia ed esultanza per l’arrivo del vero cuore di San Pio, per la prima volta a Pescara. Per i pellegrini che arriveranno in città, oggi sarà un giorno indimenticabile, chiederò a padre Pio una benedizione per tutti».
È felice e commosso padre Guglielmo Alimonti, 92 anni, discepolo di San Pio da Pietrelcina e amatissimo frate Cappuccino dei Colli, che oggi alle 17.30 accoglierà ai Gesuiti la reliquia, insieme al vescovo monsignor Tommaso Valentinetti che ha fortemente voluto l'evento, e a padre Luca Di Panfilo, parroco della chiesa Madonna dei Sette Dolori, superiore della Fraternità e anima dei gruppi di preghiera della diocesi Pescara-Penne che ha rivolto un appello accorato alla comunità: «Invito i figli spirituali, i cittadini a pregare con fervore davanti alla reliquia perché è padre Pio rappresentato da questa parte del suo corpo». Sono attese ventimila persone all’evento, ma forse saranno molte di più.
Per nove giorni, fino al 23 ottobre, il simulacro sarà esposto nella basilica della Madonna dei Sette Dolori per essere adorato dai fedeli. La chiesa dei Colli resterà aperta tutti i giorni dalle 4 e mezzo del mattino fino a mezzanotte per consentire alla gente di pregare davanti alla sacra icona proveniente da San Giovanni Rotondo.
«Sarà una grande festa», prosegue padre Guglielmo, «ci siamo tanto adoperati, col vescovo, per far arrivare a Pescara questo cuore che ci ridarà speranza per il futuro. Abbiamo avanzato la richiesta al rettore del santuario pugliese, Francesco Dileo, e al Vaticano dove mi hanno detto: come possiamo dire di no a padre Guglielmo?». Padre Alimonti ha vissuto accanto a San Pio nei suoi ultimi dieci anni della vita di San Pio (al secolo Francesco Forgione nato a Pietrelcina il 25 maggio 1887, morto a San Giovanni Rotondo il 23 settembre 1968 e canonizzato da Giovanni Paolo II il 16 giugno 2002 ) e ricorda con emozione ogni attimo trascorso insieme al convento di San Giovanni Rotondo. «Quando ci conoscemmo mi diede un ceffone», rimembra sorridendo padre Guglielmo che ha scritto numerosi libri sul suo rapporto col frate delle stimmate, «eravamo nel corridoio del convento e io chiesi a padre Raffaele Pianisi di portarmi da lui. Mi prese per mano e mi guidò verso padre Pio che camminava lungo il corridoio e disse: «Questo fraticello viene dall'Abruzzo». Di colpo sentii quel ceffone sul viso, che per me fu una carezza dolcissima. Lui me lo diede perché per anni avevo pensato che se fossi riuscito ad arrivare al suo cospetto, avrei meritato quel ceffone. E mi disse: ora tu sei il mio figlio spirituale». La voglia di raccontare è tanta, la gola si serra dall’emozione e gli aneddoti sono da brivido: «Una volta digiunai per una intera giornata, offrii al Signore il sacrificio di un pasto per regalare un giorno di vita in più a padre Pio. Rimasi accanto a lui tutto il giorno senza mangiare e poi, dopo i consueti baci e abbracci che ci scambiavamo, andai in cella per riposare. A una certa ora della notte, padre Pio entrò nella mia cella senza aprire la porta. Rimanendo sollevato da terra e con le ginocchia piegate e le mani aperte mi disse: Allora, cosa mi hai portato da mangiare?». L'ultima notte fu straziante: «Era circa mezzanotte. Mi abbracciò come faceva sempre, mi diede la benedizione, mi mise le mani sulla testa e ripetè più volte: buonanotte figlio mio, buonanotte figlio mio. Fu l'ultima volta che lo vidi, spirò circa due ore dopo».