Oggi arriva il Velo di Sant’Agata

Città Sant’Angelo, cerimonie nelle chiese e al centro storico per la reliquia proveniente dalla Sicilia
CITTA’ SANT’ANGELO. Città Sant’Angelo si prepara all’arrivo del Velo di Sant’Agata, l’evento religioso che sarà al centro degli ultimi due giorni della kermesse «Dall'Etna al Gran Sasso»: migliaia di fedeli, anche provenienti dalla Sicilia, sono attesi nel borgo angolano per venerare la sacra reliquia. Ad accompagnarla (è solo la seconda volta che il Velo di Sant'Agata lascia la Sicilia), saranno il parroco della cattedrale di Catania Barbaro Scionti e l’arcivescovo di Siracusa Salvatore Pappalardo.
Oggi sono dunque previste le cerimonie di accoglienza della Reliquia, alle 9 nella chiesa di Sant’Agostino a Marina di Città Sant’Angelo, a pochi passi dall’uscita autostradale Pescara Nord dell’A14. Alle 9,45 il velo sarà portato nella parrocchia di Madonna della Pace e alle 10,30 arriverà nel centro storico di Città Sant’Angelo. A seguire, alle 11, la messa concelebrata nella Collegiata di San Michele Arcangelo. Un’altra messa sarà celebrata, sempre in Collegiata, alle 18,30. Fino a mezzanotte, in ogni caso, la sacra reliquia resterà esposta nella Collegiata e poi domani dalle 9 alle 24.
La devozione a Sant’Agata si intreccia con le storie delle due comunità: uno dei miracoli più noti attribuiti alla Santa vede il velo fermare, nel 1886, l’avanzata della lava verso Nicolosi, che venne così risparmiata dalla distruzione. A Città Sant’Angelo invece la figura di Sant’Agata si è sovrapposta probabilmente a quella di Sant’Agnese, venerata nell’omonima contrada: nel 1040 le reliquie di Sant’Agata furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace che le portò a Costantinopoli per sottrarle ai turchi. Tornano a Catania nel 1126, nascoste nelle faretre di due cavalieri templari che, sostando anche nel territorio angolano, furono oggetto di venerazione da parte della popolazione del posto.
Infine, c’è un punto sulla sponda sinistra del torrente Piomba chiamato «Buca di Sant'Agata»: la leggenda vuole che in quel punto sia sprofondata una contadina, impegnata a far il bucato nel giorno di Sant'Agata, punita per aver dimenticato la giornata a lei dedicata e averla chiamata «santa gatta». Nella Buca l'acqua è calda e gorgoglia come se bollisse: ma già Pasquale Ritucci, storica figura di educatore angolano, all'idea della punizione divina aveva sovrapposto quella della presenza di una «mofèta», cioè una buca con vapori di acido carbonico.

