Oggi i due arrestati davanti al gip I pm: puntavano ad altri guadagni

Per l’accusa miravano a fondi regionali, dopo il buon esito della gara da 11 milioni in favore della coop Scrive il giudice: «Trotta si era accordato con Mattucci affinché i dipendenti gli garantissero i voti»
PESCARA. Si terranno questa mattina, in modalità remota, gli interrogatori di garanzia del responsabile della Coop La Rondine, Domenico Mattucci (detenuto a Lanciano), e della coordinatrice Luigia Dolce (reclusa a Chieti), finiti in carcere due giorni fa insieme allo psichiatra Sabatino Trotta che dopo poche ore si è tolto la vita in carcere a Vasto.
Arresti chiesti e ottenuti (a firmare la misura in carcere è stato il gip Nicola Colantonio) dai pm Anna Benigni e Luca Sciarretta, in relazione a una gara di appalto da 11 milioni di euro che, per l’accusa, sarebbe stata “addomesticata” da Trotta in favore degli altri due arrestati, in cambio di 50 mila euro in contanti oltre a un Rolex e altre utilità (corruzione, istigazione alla corruzione e turbata libertà degli incanti i reati contestati a vario titolo).
Dopo la morte del dirigente della Asl, però, la posizione più delicata e importante per la procura (che sta lavorando anche su altri versanti che presto dovrebbero arrivare a conclusione) diventa quella dI Luigia Dolce (assistita dall'avvocato Augusto La Morgia) che nelle 220 pagine della misura cautelare ricopre il ruolo di collegamento tra Trotta e Mattucci. Le conversazioni intercettate con il Trojan che la procura ha installato nel telefono di Trotta, «attestano», scrive il giudice, «che i commissari, nel rispetto delle pressioni di Trotta, certificavano la classifica assegnando al consorzio Sgs (cui partecipava La Rondine di Mattucci), il primo posto con punteggi di molto superiori rispetto agli altri offerenti. Un vantaggio di almeno 12 punti». E due giorni dopo Trotta contatta Dolce «per pianificare la scelta del Rolex che aveva intenzione di ricevere in regalo, o meglio in parziale corrispettivo per il servizio effettuato in favore di Mattucci».
Non solo interessi personali per Trotta, come sostiene l’accusa, ma anche politici perché il medico «mirava ad ottenere la gestione di un cospicuo numero di elettori (dipendenti e familiari del Consorzio ndc) per poter affermare la propria posizione di preminenza anche in ambito politico-elettorale».
«Trotta, che faceva parte della compagine politica Fratelli d'Italia», scrive il giudice, «aveva partecipato all’ultima tornata elettorale riportando 1.954 voti. I colloqui intercettati palesano che Trotta si era accordato illecitamente con Mattucci affinché i dipendenti degli enti da lui gestiti gli garantissero, anche in futuro, il voto promettendo e dando effettivamente in cambio aiuto per garantire l’espansione del gruppo imprenditoriale stesso nel settore degli appalti pubblici», un aiuto a vasto raggio «anche vantando e sfruttando amicizie e rapporti privilegiati con soggetti di vertice dell’amministrazione regionale». Il gip nella misura spiega in maniera approfondita quelli che erano gli intenti di Trotta. «Attraverso il captatore informatico era possibile ascoltare un colloquio intercorso tra Trotta, Mattucci e Dolce che, oltre a confermare l’accordo delittuoso ordito dai predetti per turbare la gara di appalto, palesava lo spessore criminale dei prevenuti atteso che gli stessi, non paghi dell’ingente profitto ingiustamente raggiunto (l’appalto da 11 milioni di euro ndc), solo pochi minuti dopo già programmavano la realizzazione di ulteriori azioni illecite. Trotta, vantando il buon esito della gara quale mero preludio di ulteriori guadagni, si rendeva garante in favore di Mattucci per l’acquisizione di fondi regionali in favore della società “Airri Abruzzo”, rappresentata da Mattucci, per la gestione della residenza per anziani San Giorgio a Lanciano».
E il medico arrivava persino a rassicurare Mattucci che palesava i propri timori per eventuali ricorsi amministrativi dei concorrenti.
«Gli indagati», aggiunge il gip, «evidentemente consapevoli delle possibili critiche che potevano muoversi nei confronti del modo illecito in cui era stata gestita la procedura amministrativa, atteso che la gara ad evidenza pubblica era stata palesemente turbata, si ponevano il problema delle chiacchiere e dei commenti dei soggetti interessati». E Trotta risponde che devono strutturarsi bene, ma continuare a «fare dei passi per la crescita senza guardare in faccia nessuno, tutto questo con eleganza, senza arroganza», e chiude asserendo che «la politica è tutta uguale, ovunque è lo stesso sistema e sono tutti d'accordo, cambiano solo le dimensioni, ma il sistema è lo stesso». Chiaro, dunque, che gli interrogatori di questa mattina, qualora i due arrestati decidessero di rispondere alle domande del gip, potrebbero diventare di estrema importanza per il prosieguo dell'inchiesta che è ancora in corso e per la quale si attendono ulteriori sviluppi a breve termine.
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