Oggi in città la nipote di d’Annunzio

9 Settembre 2015

La figlia di Cicciuzza presenterà il libro di Di Tizio nella casa natale del Vate

PESCARA. Nell’estate del 1891 il ventottenne d’Annunzio, padre di tre figli, avuti dalla moglie Maria di Gallese, e convivente con Barbara Leoni, conobbe a Napoli la contessa Maria Gravina, trentenne, moglie del conte Guido Anguissola di San Damiano. All’inizio del 1892 la Gravina, approfittando di un crollo finanziario del marito e della corte serrata del poeta, si separò dal consorte e andò ad abitare in via Caracciolo; nel mese di ottobre il Conte, quando ebbe la certezza che la moglie e d’Annunzio si incontravano da mesi e che la donna era agli ultimi mesi di gravidanza, denunciò la coppia per adulterio. È da questo tumulto passionale che inizia il viaggio terrestre della figlia più amata (e sgridata!) del Vate, Eva Adriana Renata Anguissola, passata alla storia con l’affettuoso vezzeggiativo paterno di “Cicciuzza”, ed è questo tumulto che Franco Di Tizio ha illuminato con il libro «Gabriele d’Annunzio e la figlia Renata – carteggio inedito 1897-1937» (Ianieri Edizioni, pp.576, €38), proseguio delle ricerche bio-bibliografiche d’ambito dannunziano che lo studioso di Francavilla ormai porta avanti da più di trent’anni. Il volume sarà presentato oggi alle 18 nella Casa natale d’Annunzio, in corso Manthoné a Pescara, con la partecipazione straordinaria della nipote del poeta e figlia di Cicciuzza, Maria Teresa Montanarella, e con interventi dell’autore, di Lucia Arbace, Franca Minnucci e Filippo Sallusto.

Ma ripercorriamo brevemente la storia di questo travagliato amore. Renata nacque il 9 gennaio 1893 a Resina, in un clima di incertezza e povertà, fino al 1894, quando il poeta, con la Gravina e la figlia, si trasferì a Francavilla al Mare nel Villino Mammarella, nonostante i rapporti amorosi con la donna si fossero già affievoliti; egli riuscirà a staccarsi dalla Contessa solo nel 1903, quando Renata entrò nel Collegio di Poggio Imperiale di Firenze. Qui rimasta fino al 1914, nel 1915 raggiunse a Venezia il padre, già arruolato nella Grande guerra; sarà lei che nel 1916 lo assisterà amorevolmente dopo l’incidente all’occhio destro, per questo immortalata nel Notturno col nome di Sirenetta. In quell’estate la ragazza sposò il Tenente di Vascello Silvio Montanarella. Lo studioso Raffaele Tiboni, nel 1978, così si espresse su Cicciuzza: «Siamo in presenza di una giovinetta coraggiosa e illibata che poté approdare al matrimonio con un ufficiale di marina; unione che le consentì di vivere, in piena serenità, circondata dall’affetto di ben otto figli, i restanti lunghi anni (sessanta, per l’esattezza), della sua esemplare e feconda esistenza». Ma un duro e inatteso colpo a tale serenità le venne inferto dal doloroso episodio della caduta del poeta dalla finestra del Vittoriale, avvenuta com’è noto il 13 agosto del 1922. Fu da allora che i rapporti tra la Sirenetta e suo padre si incrinarono: nel 1973 Renata, alla domanda del giornalista Gianni Infusino su quando fu l’ultima volta che aveva visto il padre, rispose testualmente: «Fu nell’agosto del 1922 a Gardone». La donna non riuscì mai a capire a fondo lo strano comportamento paterno e, specialmente, quali furono i veri motivi dell’incomprensione. Il primo disaccordo fu il matrimonio. Il poeta, infatti, era contrario, ma acconsentì esclusivamente perché la figlia insistette. Il secondo motivo è stato il fattore economico. Quando Renata si sposò, il poeta si impegnò a darle un sussidio di 5.000 lire mensili affinché ella, coadiuvata dallo stipendio del marito, potesse sentire al minimo i disagi causati dal periodo bellico, sebbene al ritorno da Fiume portò l’aiuto economico a 3.000 lire mensili. Renata, non ricevendo puntualmente la somma, cominciò a esortare il genitore a essere puntuale. D’Annunzio col tempo si pentì di quella promessa tanto onerosa e cercò di ridurre la somma, fino alla eclatante sospesione di aiuti del 1934. «Nonostante gli interrogativi di Cicciuzza» afferma Di Tizio «fu dunque il motivo economico ad allontanare padre e figlia, e ciò ben si evidenzia dal carteggio». Cicciuzza si spense a Roma l’11 novembre del 1976.

Federica D’Amato

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