Oggi in piazza 500 professori trasferiti

5 Luglio 2019

Pescara, esplode la protesta degli insegnanti costretti ad accettare cattedre al Nord per mantenere il posto di lavoro

PESCARA . Essere costretti a trasferirsi a Milano, con uno stipendio mensile di 1.300 euro, lasciando i figli al papà o affidarli alle cure dei nonni. Sono 4 anni, dall’entrata in vigore della “Buona scuola” di Renzi, che i docenti meridionali, tra i quali 500 abruzzesi, sperano di tornare a casa, o quantomeno, in una sede compatibile con la propria vita familiare. Oggi i “Nastrini liberi uniti”, cioè i docenti che si sentono «esiliati» dalla Buona scuola manifestano in tre città italiane: Catania, Napoli e Pescara. In Abruzzo la protesta si tiene alle 10.30, di fronte alla Prefettura del capoluogo adriatico, in Piazza Italia. La richiesta è quella di consentire il rientro dei docenti dalle regioni del Nord, ma il sit-in è stato promosso anche per dire no alla regionalizzazione.
UNA VITA RAMINGA. «L’attuale condizione dei docenti meridionali, tra i quali 500 docenti abruzzesi, a distanza di quattro anni dall’entrata in vigore della Legge 107 del 2015», dicono i diretti interessati, «la cosiddetta Buona scuola, non ha subito variazioni, anzi col passare del tempo è notevolmente peggiorata: gravi sono le spese di vitto e alloggio fuori regione e onerose quelle di viaggio, affrontate settimanalmente per ricongiungersi ai propri cari».
GLI ESILIATI DELLA 107. L’ultimo incontro tra Governo e sindacati, dicono i “Nastrini uniti”, non ha neppure preso in considerazione i problemi degli «esiliati della legge 107 ed ha completamente ignorato le loro esigenze. Dopo tante vane promesse tutti i nodi vengono al pettine. I trasferimenti da poco pubblicati hanno soddisfatto percentuali minime, nonostante il Ministro dell’Istruzione abbia declamato il contrario. In realtà», spiegano i docenti, «molti insegnanti hanno ottenuto solo un avvicinamento a casa rispetto alla Regione in cui si trovavano. Le statistiche “trionfanti” del Miur comprendono anche gli spostamenti da provincia a provincia all’interno di una stessa regione che non riguardano affatto i docenti fuori regione. Ecco, quindi, svelato il mistero delle percentuali tanto decantate dal Miur».
SPERANZE DELUSE. Stanchi di veder sistematicamente disattese le richieste che avanzano da quattro anni, gli insegnanti hanno deciso di manifestare con il supporto di “Sud Conta”, la piattaforma delle associazioni meridionali sorta per contrastare e contestare i progetti di Autonomia differenziata, definita come la “Secessione dei ricchi”. «Quest’ultimo terribile progetto», dicono gli insegnanti, «aggraverà le condizioni dei docenti esiliati nelle regioni del Nord e sarà dannoso per la scuola del Sud. Premesso ciò, si è cercato molte volte di porre all’attenzione il problema, vista la macroscopica circostanza che ha generato una nuova Questione Meridionale».
UN TAVOLO TECNICO. Le manifestazioni di oggi saranno l’occasione per chiedere ai Prefetti di Pescara, Napoli e Catania un incontro con il Ministro dell’istruzione, da convocare a breve, e arrivare alla costituzione di un tavolo tecnico permanente per affrontare e posssibilmente risolvere, una volta per tutte, il problema dei docenti fuori sede.
LA NOSTRA VOCE. «Faremo sentire nuovamente la nostra voce per dire “Si” al rientro dei docenti emigrati e “No” a qualsiasi progetto di regionalizzazione del sistema dell’istruzione. La scuola pubblica», concludono, «ultimo presidio di uguaglianza e solidarietà, non si tocca».
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