Oggi l’incontro con Latouche teorico della decrescita felice

31 Ottobre 2014

SANT’OMERO. L’economista e filosofo francese Serge Latouche, teorico della decrescita felice, è protagonista stasera a Sant’Omero del quarto e ultimo incontro di “Economia senz’anima”, ciclo di...

SANT’OMERO. L’economista e filosofo francese Serge Latouche, teorico della decrescita felice, è protagonista stasera a Sant’Omero del quarto e ultimo incontro di “Economia senz’anima”, ciclo di conversazioni ideato e organizzato nel centro vibratiano dalla biblioteca comunale “Gabriele d’Annunzio” e dalla sua direttrice Grazia Faillace. L’incontro con Latouche, dal titolo “La decrescita: una sfida per il futuro”, è coordinato dallo storico Costantino Di Sante.

Intermezzi musicali della violinista Paola Falò e della pianista Paola Marozzi (ore 18.30, sala Marchesale, ingresso libero). Serge Latouche, professore emerito di Scienze economiche all’università Paris XI e all’Institut d’études du developpement économique, sempre nella capitale francese, è noto soprattutto per i suoi lavori di antropologia economica. Avversario dell'occidentalizzazione del pianeta e sostenitore della decrescita conviviale e del localismo, Latouche propone una visione del mondo in cui viene sottratto all'economia il potere colonizzatore di ogni aspetto della vita umana. L'ossessione occidentale per lo sviluppo, compreso quello “sostenibile”, è ritenuta responsabile dei grandi problemi ambientali e sociali del nostro tempo.

Un'illusione che va smascherata, sostiene Latouche, per mettere a punto una strategia di decrescita basata su sobrietà, senso del limite, solidarietà. Tra le sue opere recenti, “Il tempo della decrescita. Introduzione alla frugalità felice” (2011), “Ci sarà ancora vita dopo lo sviluppo?” (2012), “Usa e getta. Le follie dell'obsolescenza programmata” (2013). Nella pubblicazione più famosa, “Breve trattato sulla decrescita serena” (2007), Latouche afferma: «La decrescita non è la crescita negativa. Sarebbe meglio parlare di "acrescita", così come si parla di ateismo. D'altra parte, si tratta proprio dell'abbandono di una fede o di una religione (quella dell'economia, del progresso e dello sviluppo). Se è ormai riconosciuto che il perseguimento indefinito della crescita è incompatibile con un pianeta finito, le conseguenze (produrre meno e consumare meno) sono invece ben lungi dall'essere accettate. Ma se non vi sarà un'inversione di rotta, ci attende una catastrofe ecologica e umana. Siamo ancora in tempo per immaginare, serenamente, un sistema basato su un'altra logica: quella di una "società di decrescita"».

Anna Fusaro

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