Olio, annata “no” solo nell’alta Val Pescara

20 Ottobre 2020

La produzione non raggiunge il 30 per cento. Grandi risultati nel triangolo Loreto-Moscufo-Pianella 

TOCCO DA CASAURIA . Si è avviata da qualche giorno la campagna olearia nei centri dell’alta Val Pescara che ruotano intorno al contado di Tocco da Casauria, ricco di migliaia di piantagioni e dove è possibile trovare il prodotto di una speciale cultivar, la Police Toccholana, che proprio qui riesce a dare il meglio di se stessa con frutti che regalano un olio di superlativa qualità. Peccato però che quest’anno, per le avverse condizioni climatiche, che si sono verificate soprattutto durante la stagione primaverile ed estiva, con scarse piogge e con ripetuti abbassamenti di temperature, fino allo zero, la produzione, in media, in tutta la regione Abruzzo non raggiunge neanche il 70 per cento delle potenzialità delle coltivazioni. Un dato annunciato e confermato anche dal presidente di Abruzzo Oleum, organizzazione dell’associazione di produttori olivicoli di Coldiretti Abruzzo Luciano Di Massimo: «Un calo che comunque», spiega, «non compromette la qualità del prodotto che si offre con tutte le sue potenzialità di olio eccezionale, ricco di quelle sostanze fenoliche benefiche, portatrici di quel sapore caratteristico di amaro e piccante e di particolari flavour, che fanno degli oli abruzzesi un prodotto di altissimo pregio». Nel pescarese si registrano dati contrastanti: mentre nella zona Vestina, soprattutto in quel territorio compreso tra Loreto Aprutino, Pianella e Moscufo, che viene denominato dal punto di vista olivicolo “Il triangolo d’oro”, la produzione si attesta su livelli importanti che rispecchia le migliori annate, un drastico calo si registra nell’areale dell’alta Val Pescara che ruota intorno al territorio di Tocco da Casauria, il cui territorio è densamente coltivato e che offre oltre settantamila piante, di cui buona parte anche registrate come oliveti per la produzione di olio Dop. Qui i dati registrati si invertono: non raggiunge il 30 per cento la produzione e si rischia di non farcela a soddisfare la domanda di olio che generalmente caratterizza il mercato locale. Per fortuna, molti produttori conservano olio dello scorso anno, con il quale si può tranquillamente coadiuvare il mercato e rispondere alla domanda del mercato. Il prezzo? E’ Di Massimo a rispondere. Si parla di almeno 9, 10 euro/litro: un prezzo che a malapena riesce a coprire le tante spese a cui va incontro il coltivatore per tenere produttivi gli oliveti che, oltre al normale lavoro, oggi si trova anche a impegnare energie per tenere sotto controllo le patologie dell’olivo con un occhio attento alla infestazione di Xilella che tanti danni ha inferto alla olivicoltura dell’Italia meridionale». Un rilievo sul quale alcuni esperti intervengono riguarda i nuovi impianti realizzati con cultivar aliene (spagnole, greche o di altre regioni italiane), non specifiche del territorio, che minano le caratteristiche specifiche del prodotto tradizionale.