Olio, frantoi chiusi e prezzi alle stelle

Annata nera per le produzioni dell’area casauriense: zero produzione e mancati introiti per oltre sette milioni di euro
TOCCO DA CASAURIA. Una annata olearia da dimenticare. Ciò che però non si cancellerà tanto facilmente dalla mente dei produttori, sarà il danno economico che quest'anno sarà accusato un po' da tutti gli attori della filiera olivicola: coltivatori, frantoiani, imbottigliatori, cooperative e aziende che esportano il prodotto. L'Alta Val Pescara, comprensorio che comprende i territori produttivi di Tocco da Casauria, Bolgonano, Salle, Castiglione a Casauria, Torre de' Passeri, Pescosansonesco, Pietranico, una delle zone più vocate della regione a produrre olio di alta qualità, quest'anno, non vedrà l'apertura dei frantoi per la molitura.
Una situazione che si è verificata circa 50 anni fa e più recentemente una ventina di anni fa. Mai però cosi drammatica come in questa annata. Le cause? Le condizioni climatiche. «Nel periodo della fioritura» spiega il tecnico oleario e presidente dei periti agrari della provincia di Pescara, Pasqualino Lupone «non c'è stata allegazione, per via delle forti piogge e vento che hanno fatto cadere i fiori. Pochi sono stati gli oliveti che hanno mostrato di possedere dei frutti. Drupe che però non hanno avuto un decorso di maturazione naturale. Le abbondanti piogge, il clima umido e caldo hanno favorito lo sviluppo della mosca olearia» prosegue Lupone «e di altre gravi parassitosi»che hanno danneggiato irrimediabilmente i frutti. L'attacco della mosca si è verificato a più riprese. Risultato: zero produzione.
Anche chi ha provato a fare trattamenti antiparsssitari, non ha ottenuto risultati apprezzabili e i rari produttori che hanno provato a molire il loro raccolto, si sono trovati un olio con elevatissima acidità, difettato con odore sgradevole. Incommestibile e non commercializzabizzabile.
Il danno economico? Notevolissimo. La vasta zona casauriense è coperta da circa 200mila piante di diverse varietà (65mila solo nel comune di Tocco da Casauria con alta percentuale della singolare cultivar Toccholana) che mediamente producono circa 60mila quintali di olive e circa 10mila quintali di olio l'anno, con ricavi di oltre 7 milioni di euro complessivi. Un flusso di denaro che quest'anno non ci sarà e che acuirà la crisi economica in atto. «Non meno severa la mancata produzione che ha caratterizzato altri territori regionali» fa notare Lupone «e speriamo sui fondi che la Regione Abruzzo, dichiarando lo stato di calamità, potrà mettere a disposizione, per recuperare le speranze riposte in questo settore produttivo. Preme evidenziare che è necessario prendere coscienza» incalza l'esperto «che le condizioni climatiche sono variate con sofferenza per le nostre coltivazioni e che da quest'anno si renderà necessario predisporre piani di intervento che andranno studiati e applicati rigorosamente se si vorrà salvare una delle più caratteristiche produzioni del nostro territorio».
Zero produzione, stravolgimento totale del mercato olivicolo con prezzi per l'olio al momento attestati fino a oggi dagli otto ai dieci euro al litro.
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