Ombrelloni, sdraio e lettini: stop alle distanze anti-Covid

9 Aprile 2023

Cancellato l’obbligo dei dieci metri quadrati a postazione. Ma l’igiene rimane una priorità 

PESCARA. Ombrelloni, sdraio e lettini: la stagione balneare da quest’anno torna definitivamente alla normalità. In altre parole, ci lasciamo alle spalle le linee guida con norme stringenti che hanno segnato gli anni appena trascorsi. Le distanze tra le attrezzature sulla spiaggia potranno essere quelle precedenti all’emergenza della pandemia da Covid.
Ogni postazione dotata di ombrellone può prevedere un’area di 7,5 metri quadrati di spazio libero. Durante il Covid, lo spazio era invece salito a 10 metri quadrati. In pratica, è previsto che la distanza tra le file di ombrelloni sia di circa 3 metri, mentre la distanza tra ombrelloni della medesima fila deve essere di 2,5 metri.
Si torna alla normalità anche per quanto riguarda il distanziamento fra lettini, sedie a sdraio. Nel caso in cui questi fossero posizionati lontano da un ombrellone, decade la regola per cui debbano essere a un metro l’uno dall’altro. Le norme anti-Covid, già ammorbidite lo scorso anno, nella stagione 2023 spariranno totalmente. Ma a detta di Riccardo Padovano, presidente regionale della Sib Confcommercio, in molti stabilimenti rimarrà la regola dei 10 metri quadrati. «La distanza», dice, «non è solo una misura sanitaria ma anche una strategia di organizzazione della spiaggia attraverso la quale è possibile mantenere un buon livello di privacy».
Resta comunque vietato occupare con lettino, sdraio, ombrelloni, pedalò e natanti la fascia di 5 metri della battigia per assicurare il libero transito e il tempestivo intervento in caso di soccorso ed esercitare le attività commerciale.
L’IGIENE E LA PULIZIA.
I gestori sono anche tenuti a sanificare e disinfettare con frequenza le aree comuni, gli spogliatoi, le cabine, le docce e i servizi igienici.
Nelle indicazioni fornite dalla normativa è specificato che a fine giornata dev’essere eseguita la pulizia di tutte le aree appena elencate. In base alla rotazione dei clienti e alla quantità di persone, però, potrebbe essere necessario valutare anche un turno di pulizia a metà giornata per garantire il massimo comfort ai bagnanti. Per quanto riguarda i lettini e le sedie a sdraio, invece, la pulizia è consigliata ogni volta che cambia il cliente o il nucleo famigliare e, in ogni caso, a fine giornata, ogni giorno di apertura dello stabilimento.
LE SPIAGGE LIBERE.
Per quanto riguarda le spiagge libere non esiste più l’obbligo pandemico di rispettare il metro di distanza tra un ombrellone e l’altro.
Ma il fatto che non esista una distanza minima obbligatoria non implica che gli ombrelloni vadano sistemati l’uno attaccato all’altro.
Insomma, se da una parte le normative di sicurezza sui contagi imponevano una specifica quantità di spazio tra un attrezzo e l’altro, e adesso questa regola è decaduta, il Ministero fa comunque appello alla responsabilità individuale
CHI DETTA LE REGOLE.
Ogni Regione decide per sé, e talvolta anche i Comuni prendono decisioni autonome in materia. Laddove non sia presente una regolamentazione locale specifica, si fa riferimento alla norma più ampia, in quest’ordine: Comune, Regione, Italia. L’ideale rimane comunque assecondare la conformazione della spiaggia e farsi guidare dal buon senso, così da permettere a tutti i clienti di sfruttare la spiaggia senza creare spiacevoli assembramenti.
IL REBUS CONCESSIONI.
Dopo lo stop del Consiglio di Stato, non potrà essere applicata la norma del Milleproroghe che ha prolungato le concessioni fino al 31 dicembre 2024, rispetto alla scadenza del 31 dicembre di quest’anno. Le concessioni quindi, tra un anno, andranno messe a gara. L’intento del governo è comunque quello di attendere la sentenza della Corte di giustizia europea che dovrà esprimersi il prossimo 20 aprile su una serie di quesiti sollevati in merito all’applicabilità della direttiva Bolkestein – e quindi delle gare – alle concessioni balneari che, in Abruzzo, sono circa 700. Le ipotesi sulla pronuncia della Corte non sono però favorevoli ai titolari degli stabilimenti, visto che gli stessi giudici si sono già espressi nel 2016, dichiarando l’inevitabilità delle procedure selettive. Per questo motivo al vaglio dell’esecutivo ci sarebbe un testo di riforma già pronto, da affinare dopo la sentenza per approvarlo entro la prossima estate. Ma sembra non esserci ancora un accordo.
Nel partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, gli orientamenti sono: l’ala più europeista vorrebbe disciplinare subito i criteri delle gare senza nemmeno attendere la sentenza della Corte europea, garantendo al contempo il diritto all’indennizzo per i concessionari uscenti. L’altra frangia di parlamentari vicini alla categoria dei balneatori ritiene invece possibile salvare dalle gare le imprese sorte su concessioni rilasciate prima del 2009, data di recepimento della direttiva Bolkestein in Italia.
«L’indennizzo va riconosciuto», afferma infine Padovano, «così come le concessioni antecedenti al 2009 devono essere escluse. Resta comunque la necessità di avere più tempo per stabilire come e quando mettere all’asta le concessioni in modo da evitare che i Comuni della costa (19 in Abruzzo) finiscano di essere inondati da migliaia di richieste. Infine è necessario stabilire una mappa dettagliata dei canoni demaniali per evitare quanto accade ora e cioè, per esempio, che a Francavilla si paghi lo stesso canone di Portofino».
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