Omicidio Albi, la verità in 2 mesi: iniziata la perizia sui telefonini

La procura affida l’incarico al consulente: dovrà estrarre i contenuti dai cellulari di Nobile e Ursino I risultati entro maggio. E il 29 marzo l’accertamento irripetibile sul casco dei rapinatori di Cepagatti
PESCARA. Entro la fine di maggio la procura di Pescara dovrebbe avere un quadro più completo sulle due inchieste collegate tra loro: quella sull’omicidio dell’architetto pescarese Walter Albi e sul ferimento di Luca Cavallito (il 1° agosto 2022), e quella sulla rapina al Centro Agroalimentare di Cepagatti (l'11 luglio 2022).
Ieri c’è stato uno dei passaggi chiave dell’inchiesta sul delitto, e riguarda l’incarico affidato dalla procura (l'inchiesta è nelle mani del procuratore Giuseppe Bellelli, dell’aggiunto Anna Rita Mantini e del sostituto Andrea Di Giovanni) a un esperto che dovrà estrarre una copia forense dei telefonini e dei supporti informatici che vennero sequestrati al presunto killer Mimmo Nobile, e al presunto mandante, il calabrese Natale Ursino, al momento del loro arresto, il 13 febbraio scorso.
In pratica, il consulente della procura dovrà estrarre e copiare tutto ciò che è contenuto nel telefonino di Nobile e quello che si trova nei 5 supporti informatici (telefonini e tablet) in uso al pregiudicato calabrese, ritenuto un uomo della ’ndrangheta: ha 60 giorni di tempo per consegnare il materiale ai magistrati che poi ne analizzeranno i contenuti e prenderanno tutti i passaggi che riterranno utili ai fini dell’inchiesta. La procura è a caccia soprattutto dei contatti tra Ursino (detto “lo Zio”) e Nobile per provare il rapporto tra mandante e killer. Questo anche perché, qualche giorno fa, i giudici del tribunale del riesame dell’Aquila hanno revocato la misura cautelare per Ursino in quanto, in base a quanto contenuto nell’ordinanza del gip di Pescara Giovanni de Rensis, non ci sarebbe la prova dell’incarico che il calabrese avrebbe dato a Nobile, per andare a uccidere Albi e Cavallito, quest’ultimo sopravvissuto nonostante i colpi sparati dal killer.
Il prossimo accertamento irripetibile (incidente probatorio fissato per il 29 marzo), riguarderà l’esame del Dna su un casco indossato da uno dei due rapinatori del Centro Agroalimentare e rimasto a terra sul luogo della rapina. A questo, si aggiunge l’esame della targa (rubata a Roma come il motorino) rinvenuta in una zona impervia di via del Pantano, a Fontanelle, dopo l'omicidio. Comune denominatore tra le due inchieste, è la figura di Nobile: ex amico di Cavallito, presunto killer al bar del Parco il 1° agosto, e rapinatore al Centro agroalimentare (si ipotizza che il casco in mano agli inquirenti sia il suo), insieme all’altro pregiudicato pescarese Maurizio Longo, stando almeno alla confessione resa da Renato Mancini che in quella rapina fornì un supporto logistico.
Intanto la procura, per chiudere il cerchio, è in attesa di ricevere la perizia su una parte della pistola, il castello ritrovato nella stessa zona di via del Pantano insieme a una moto usata per l’omicidio e un caricatore con 5 colpi: stesso calibro utilizzato per uccidere Albi e ferire Cavallito, pistola che venne portata via durante il colpo al Centro di Cepagatti, alla guardia giurata rapinata di 28 mila euro. Pistola che, sempre stando alla confessione di Mancini, Nobile avrebbe voluto tenere per sé. Ecco dunque che, nel giro di poco più di due mesi, il tempo necessario per avere risposte dai telefonini e dall'esame del Dna, oltre all'esame balistico sull’arma, la procura pescarese potrebbe avere in mano gli elementi necessari per chiudere entrambe le inchieste.

