Omicidio Albi, processo al via: l’accusa convoca 93 testimoni

Domani in Corte d’Assise, prima udienza per Nobile e Ursino, presunto killer e mandante, e per Longo Sul primo pesa il riconoscimento vocale del sopravvissuto, sul calabrese i messaggi inviati quel giorno
PESCARA. Per l’agguato mortale nel bar del Parco del 1° agosto 2022, costato la vita all'architetto pescarese Walter Albi, con il grave ferimento dell’amico Luca Cavallito, si apre domani il processo. Davanti ai giudici della Corte d'Assise di Chieti, i tre che la procura di Pescara (inchiesta curata dal procuratore Giuseppe Bellelli, dall’aggiunto Anna Rita Mantini e dal sostituto Andrea Di Giovanni) ritiene responsabili. E cioè, il pescarese, presunto killer, Mimmo Nobile; il presunto mandante, il calabrese Natale Ursino uomo di ’ndrangheta, e l’altro pescarese Maurizio Longo: l’ uomo di fiducia del calabrese, conosciuto in carcere avrebbe svolto il ruolo di fiancheggiatore. Omicidio volontario premeditato e tentato omicidio, le accuse che, se provate, valgono una condanna all’ergastolo per i tre imputati. Ma il processo, nonostante la grossa mole di lavoro degli inquirenti, appare tutt’altro che facile.
PUNTO FERMO DELL’ACCUSA Punto fermo dell’accusa è il riconoscimento vocale del killer, da parte del ferito Cavallito qualche giorno dopo il suo ricovero: «È Mimmo Nobile al cento per cento». Così disse agli inquirenti, spiegando di aver riconosciuto Nobile mentre, sparando, gli diceva: «Questo è per te e per i tuoi amici infami». Quanto questa affermazione possa pesare nel processo lo stabilirà la Corte presieduta da Guido Campli.
IL MOVENTE Dietro questo agguato si disegna comunque uno scenario che ruota attorno a traffici importanti di droga e alla figura di Ursino, legato alla criminalità organizzata (venne arrestato con Nobile, ma poi scarcerato dal tribunale del riesame), che l'accusa cercherà di dimostrare essere inserito nel nostro territorio ben prima di questo delitto, ritenuto il “saldo” di uno sgarro subito da Ursino nei confronti di Cavallito e Albi, risultati “inaffidabili”. Una tesi che verrà sviscerata dall’accusa attraverso i suoi 93 testi (52 sono investigatori e 6 medici, oltre a parenti e amici della vittima e di Cavallito), ma che può riassumersi con quanto scritto dai magistrati sul ruolo di ognuno dei protagonisti.
Ursino era interessato all’eliminazione di Albi e Cavallito per questi motivi: «Albi per non aver restituito svariati prestiti in denaro, per aver derogato agli accordi assunti per l’effettuazione di una traversata transoceanica in qualità di skipper, volta ad assicurare il trasporto ed il conferimento presso la destinazione finale di sostanze stupefacenti e/o il traghettamento di persone latitanti verso l’Australia, nonché per aver violato l'accordo solutorio condiviso con Cavallito; Cavallito per aver violato gli accordi conclusi con Nobile e Ursino (che operava anche per conto di altri referenti calabresi), connessi a un pregresso traffico transfrontaliero di stupefacenti (dall'Ecuador, stando a Cavallito ndr) avente ad oggetto ingenti quantitativi di cocaina, di cui un’ampia partita non risultava pervenuta nel porto concordato né oltremodo recuperata da Cavallito e Nobile». Per saldare quei mancati introiti (due partite di cocaina da 150 chili l'una), Cavallito e Albi si sarebbero impegnati a risarcire il calabrese con un fantomatico conto estero di Albi: «Circostanza anche questa che non si realizzava comportando l’ennesimo mancato rispetto degli impegni presi nei confronti di Ursino».
MOTO E PISTOLA Longo viene definito dai magistrati un «contatto qualificato di Ursino sul territorio pescarese» che procurò moto e casco da impiegare nella consumazione del delitto (circostanza che non si verificò per l’inatteso sequestro fatto casualmente dai carabinieri il giorno dell'omicidio in strada del Pantano), nonché quale codetentore e fornitore di Nobile della pistola Beretta, provento di rapina consumata a Cepagatti l’11 luglio 2022 (qualche settimana prima del delitto, per la quale sono stati condannati Nobile e Longo quali esecutori materiali).
L’AGGUATO Quel 1° agosto Cavallito e Albi erano seduti al bar in attesa di Ursino e di un possibile quarto uomo che avrebbe dovuto portare ai due degli orologi preziosi da piazzare: appuntamento al quale invece andò il killer. Ursino mandò a Cavallito anche dei messaggi per dire che era in arrivo, mentre si trovava a Roma, e questo è un elemento che potrebbe incastrare il calabrese quale mandante. Il killer sparò 4 colpi da posizione laterale, da dietro una fioriera, colpendo i due, per poi entrare fra i tavoli e finire con due colpi a testa, Albi e Cavallito: ma quest’ultimo rimase vivo, diventando il principale teste d’accusa con il suo riconoscimento vocale.

