Omicidio Cervoni, il pm cita 24 testimoni

1 Giugno 2021

Guerino Spinelli rischia l’ergastolo, in aula parleranno anche la madre e la sorella della vittima

CHIETI. La procura cita 24 testimoni nel processo per il delitto di Marco Cervoni, 35 anni, massacrato a Capodanno del 2020 in un appartamento di Rancitelli a colpi di bastone, calci e pugni. Ieri mattina si è aperto il dibattimento davanti alla Corte d’Assise di Chieti (presidente Guido Campli, giudice a latere Maurizio Sacco). Il sostituto procuratore Anna Benigni contesta a Guerino Spinelli, 30 anni di Pescara, l’omicidio aggravato dai futili motivi: la violenza esplose per una mancata risposta di Cervoni a una telefonata dell’assassino. Si tratta di un reato che, così come prospettato, significa una condanna all’ergastolo. L’imputato, assistito dall’avvocato Melania Navelli, si è collegato in videoconferenza dal carcere di Ascoli Piceno. La prossima udienza è stata fissata al 30 settembre, quando saranno ascoltati i testimoni dell’accusa. Nella lista presentata dal pm figurano, tra gli altri, la madre e la sorella della vittima, i poliziotti che hanno indagato sul delitto, il medico legale Giuseppe Sciarra che ha eseguito l’autopsia e l’ingegnere Domenico D’Orazio che si è occupato degli accertamenti informatici sui cellulari sequestrati durante l’inchiesta.
Il delitto maturò la mattina del primo gennaio quando Spinelli andò a casa della vittima (un appartamento dove una coppia di amici da due mesi ospitava Cervoni), nello stesso stabile dove risiede la madre di Spinelli. Dalla ricostruzione fatta dagli uomini del capo della squadra mobile, Dante Cosentino, Spinelli irruppe nell’appartamento infuriato, dirigendosi subito nella stanza da letto dove dormiva Cervoni, iniziando a picchiarlo e giustificando le botte con il fatto che la vittima, qualche ora prima, non aveva risposto alle sue telefonate.
«Tu dovevi venire da me, tu mi prendi per il culo», gli gridava Spinelli mentre lo colpiva. Lo avrebbe trascinato nel bagno continuando a picchiarlo fino a portarlo fuori dell’uscio di casa, sollecitato in tal senso dai proprietari che non volevano essere coinvolti. Fuori dalla porta lo avrebbe picchiato ancora con dei calci. (g.let.)
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