Omicidio Declerch, l’imputato: non ricordo

9 Settembre 2023

Corte d’Assise di Chieti, Alessandro Chiarelli in aula ieri: «Non so cosa accadde quella notte in casa»

POPOLI. Davanti ai giudici della Corte d'Assise di Chieti, nel processo per l’omicidio di Fulvio Declerch, ieri c'è stato l’esame dell’imputato, Alessandro Chiarelli, il trentenne di Popoli accusato di aver ucciso con 17 coltellate il suo amico Fulvio, la notte del 25 novembre del 2021. Accuse di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi (sembra per una bottiglia di vino) e della crudeltà, oltre alla contestazione del reato di occultamento di cadavere, che potrebbero portare a una condanna all'ergastolo.
L’imputato ha risposto alle domande dell’accusa e della Corte, ma soltanto per dichiarare che dalla mezzanotte in poi non ha più alcun ricordo di quanto accaduto in quella casa di Popoli la notte del delitto.
Difeso dall’avvocato Gianluigi Tucci, Chiarelli non ha negato i suoi rapporti molto tesi con Declerch che, a suo dire, molestava tutti ed era sempre ubriaco. Quella sera in casa, oltre al presunto omicida e alla vittima, c’erano anche altri amici che sono stati sentiti dalla Corte. Testi che assistettero alla lite tra i due e che riaccompagnarono l’imputato nella sua casa, poco distante da quella della vittima.
Ma secondo la difesa ci sarebbero ancora molti punti oscuri di quella notte e qualche contraddizione sarebbe emersa anche nelle dichiarazioni rilasciate dai presenti. Sta di fatto che, secondo l’accusa, Chiarelli a tarda notte sarebbe tornato in quella casa entrando da una finestra al piano superiore e avrebbe ucciso a coltellate l’amico. Colpi inferti con violenza, stando anche a quanto riferì il medico legale Cristian D'Ovidio, anche sul viso della vittima che probabilmente era già svenuta o comunque era a terra agonizzante. Poi l’omicida avrebbe caricato la vittima su una carriola per gettare il corpo nel vicino fiume. Ma anche quelle immagini, riprese da una telecamera della zona, secondo la difesa sarebbero dubbie in quanto il giubbino indossato dall’uomo (elemento chiave per il riconoscimento) che spingeva la carriola era integro, mentre quello dell’imputato, a detta della difesa, aveva una manica tagliata dai soccorritori del 118 che qualche giorno prima avevano soccorso Chiarelli sotto effetto della droga. Ma soprattutto, la difesa evidenzia il fatto che su quel giubbino analizzato dai Ris, non venne trovata nessuna traccia ematica della vittima e si pone la domanda di come sia possibile caricare un corpo martoriato da 17 coltellate, senza avere neppure una macchiolina sul giubbino.
Ma queste sono valutazioni che si faranno in fase di discussione, prevista già per venerdì prossimo quando la Corte, dopo aver ascoltato gli ultimi due testi della difesa ieri assenti, passerà alla requisitoria e alle arringhe finali per emettere poi la sentenza.
Nel processo sono presenti anche le parti civili della famiglia Declerch rappresentate dagli avvocati Emidio Antonucci e Sergio Della Rocca.