Omicidio di Alina, in aula le due sorelle

5 Luglio 2024

Faccia a faccia tra i familiari della 40enne e l’ex compagno accusato di averla uccisa. Prossima udienza il 29 ottobre

PESCARA. Il presunto assassino di Alina Cozac (40 anni di origine romena), lo spoltorese Mirko De Martinis, tornerà davanti ai giudici della Corte d'Assise di Chieti il prossimo 29 ottobre, quando inizierà l’esame dei testi della procura.
Ieri c’è stata una veloce udienza per l’ammissione delle prove, le costituzioni delle parti civili (si sono costituite le sorelle e la madre della compagna del presunto omicida, assistite dall'avvocato Walter Biscotti) e l’ammissione delle liste testi: una quindicina quelli della pubblica accusa, ieri rappresentata dal procuratore Giuseppe Bellelli e dall’aggiunto Annarita Mantini (insieme hanno condotto l’inchiesta), e altrettanti per la difesa, sostenuta dall’avvocato foggiano Michela Vaira.
Non ci sono state particolari richieste da parte della difesa che comunque vorrebbe chiudere in tempi brevi (ha peraltro rinunciato al passaggio dell’udienza preliminare chiedendo il giudizio immediato per il suo cliente) e per questo ha dato il consenso alla lettura di una lunga serie di verbali di testimonianze. Ma il pm Mantini, che sin dall’inizio di questa vicenda giudiziaria è stata sempre molto attenta a ogni passaggio tecnico, preferisce sentire in presenza alcuni di quei testi che potrebbero servire per definire il vero movente di questa storia: la gelosia, o meglio il fatto che l’imputato non avrebbe accettato la decisione di Alina di andarsene. Così come l'accusa vuole che venga riprodotta in aula la chiamata al 118 fatta dall’imputato e non leggere la sua trascrizione, perché diventa importante anche ascoltare la voce e le sfumature di quella telefonata. È vero che la parte più delicata del processo sarà riservata alle tesi contrapposte degli esperti medici per stabilire se la donna sia stata effettivamente soffocata (“asfissia meccanica da strangolamento perpetrato mediante compressione atipica del collo”), come sostengono gli esperti dell’accusa (una terna prestigiosa composta da Vittorio Fineschi, Ildo Polidoro e da uno specialista proprio del tratto del collo interessato dal presunto soffocamento, Aniello Maiese), o invece sia morta per altre situazioni come sostiene la perizia di parte. Sta di fatto che a questo punto diventa dirimente accertare un movente. De Martinis venne arrestato otto mesi dopo la morte della compagna (avvenuta il 21 gennaio del 2023, le cui cause inizialmente erano state ritenute legate a un malore, come sempre sostenuto dal compagno), dopo il deposito della consulenza della terna di esperti e questo perché la procura non voleva lasciare nulla di indefinito prima di arrestare il presunto omicida.
L’inchiesta fece emergere situazioni che avvalorarono l’ipotesi di omicidio. Un quadro familiare compromesso e la volontà della donna di lasciare la casa, con i messaggi agli amici più stretti in cui parlava dei comportamenti strani del compagno con cui stava da 16 anni. L'imputato aveva dei cambi di umore improvvisi e faceva strani discorsi, del tipo che la presenza di Alina in quella casa era negativa, paragonando Alina al male, tanto che la donna decise di allontanarsi momentaneamente da casa. Poi i messaggi cancellati dal telefono della vittima, lasciato per qualche giorno nella disponibilità dell’imputato prima di sequestrarlo: per l’accusa un modo per depistare le indagini.