Omicidio Pavone, 4 testi per far crollare l’accusa

La difesa di Gagliardi chiede l’abbreviato, chiama a deporre i genitori dell’arrestato e i fratelli dell’ingegnere morto. L’udienza slitta al 19 marzo
PESCARA. Falsa partenza per il processo a Vincenzo Gagliardi, il dipendente delle Poste di via Volta accusato di aver sparato all’ingegnere Carlo Pavone morto il 16 novembre 2014. La prima udienza è saltata a causa della malattia del giudice ed è stata rinviata al 19 marzo alle 12.30, giorno in cui il legale di Gagliardi Renzo Colantonio tornerà a chiedere al gup di accogliere la sua richiesta di rito abbreviato condizionato ad alcune testimonianze. In caso contrario, l’avvocato è pronto ad andare in Corte d’Assise.
Punta ad aggredire l’accusa il legale dell’uomo che si trova in carcere dal 29 maggio 2014: una condizione che, ormai, a distanza di quasi dieci mesi vive come un incubo perché Gagliardi si è sempre professato innocente. Così, il suo avvocato, ha deciso di optare per il rito abbreviato condizionato però all’escussione di alcuni testimoni: i genitori del dipendente delle Poste, i due fratelli dell’ingegnere morto e una perizia balistica. Nel primo caso, i genitori di Gagliardi saranno chiamati a rispondere sugli orari e sugli spostamenti del figlio in quel tragico 30 novembre 2013 quando l’ingegnere informatico entra in coma dopo l’agguato sotto casa in via De Gasperi a Montesilvano e per cui, tempo dopo, verrà arrestato Gagliardi. Il movente era stato «passionale», aveva sancito il gip nell’ordinanza di custodia cautelare ricordando che Gagliardi era stato l’amante di Raffaella D’Este, la moglie dell’ingegnere. Non solo, ma i due, aveva proseguito il gip, progettavano un futuro insieme tanto da parlare di case e continuando la relazione anche dopo l’agguato. Ma è per questo che l’avvocato chiederà di ascoltare anche Adele e Rocco Pavone, i fratelli dell’ingegnere prostrati dalla morte di Carlo da cui l’avvocato spera di far emergere un’altra realtà: che in fondo, Pavone e D’Este non andavano più d’accordo e che l’ingegnere non aveva quella condizione economica così florida da fare gola. Il contrario di quello che, in questi mesi, hanno sostenuto i carabinieri e il pm Anna Rita Mantini che invece, hanno lavorato con numerosi riscontri tra cui, quello principe, della polvere da sparo trovata sugli indumenti di Gaglardi. Sarà battaglia, quindi, tra accusa e difesa perché l’avvocato non ha intenzione di cedere ponendo come ultima condizione all’abbreviato la testimonianza del suo perito balistico sul fucile Flobert che sarebbe stato usato per sparare. In caso contrario, il legale è pronto ad affrontare il processo in Corte d’Assise di fronte ai giudici togati e alla giuria popolare.
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