Omicidio Pavone, è il giorno dell’appello

20 Maggio 2016

Gagliardi, condannato a 30 anni, oggi davanti ai giudici di secondo grado dell’Aquila: sono innocente

MONTESILVANO. È attesa per oggi la decisione della Corte d’Assise d’appello dell’Aquila a carico di Vincenzo Gagliardi, l’impiegato delle Poste condannato in primo grado con il rito abbreviato a 30 anni per l’omicidio dell’ingegnere informatico Carlo Pavone. La vittima fu colpita sotto casa, in via De Gasperi a Montesilvano, con un colpo di fucile il 30 ottobre 2013 e morì il 16 novembre 2014 dopo un anno di coma. Pavone viveva con i due figli e la moglie, Raffaella D’Este, che all’epoca dei fatti aveva una relazione sentimentale con Gagliardi, suo ex collega alle Poste. Una relazione che spiega, secondo la motivazione emessa dal gup Carla Sacco, il movente passionale del delitto. A fare ricorso in appello è stato il legale dell’imputato, l’avvocato Renzo Colantonio, il quale, contrariamente al gup, sostiene l’innocenza del suo assistito. Secondo il giudice Sacco, Gagliardi, che si trova agli arresti domiciliari da diversi mesi, è «al di là di ogni ragionevole dubbio, autore dell’omicidio di Pavone». Per Colantonio, invece, ci sono elementi che, a suo giudizio, proverebbero la non colpevolezza dell’impiegato delle Poste. Nello specifico, l’avvocato nella precedente udienza, oltre a far leva sul coltello rinvenuto a circa 50 centimetri dal corpo della vittima, ha sostenuto che le sostanze rinvenute sugli indumenti sequestrati a Gagliardi non sarebbero di provenienza univoca da arma da fuoco. La difesa ha messo in dubbio anche la fattibilità dell’omicidio sotto il profilo spazio temporale. Il procuratore generale, Romolo Como è, invece, convinto della responsabilità dell’imputato e nella sua requisitoria ha, infatti, chiesto la conferma della condanna emessa dal gup pescarese. Dello stesso avviso, gli avvocati Massimo Galasso e Marino Di Felice, legali dei fratelli della vittima, Adele e Rocco Pavone, e della madre Concettina Toro, parti civili nel processo. L’ultima parola spetta alla Corte aquilana, presieduta dal giudice Luigi Catelli (a latere Armanda Servino), che, oggi, subito dopo le repliche delle parti in causa, si ritirerà in camera di consiglio per decidere se confermare o meno la pena a Gagliardi, condannato in primo grado per omicidio volontario premeditato al massimo della pena, cioè l’ergastolo, ridotto in concreto a 30 anni per lo sconto di pena previsto dal rito abbreviato.

Marianna Ventura

©RIPRODUZIONE RISERVATA