Omicidio Pescara, interrogati in questura gli amici di Bucco

La polizia continua a scavare nell’ultime ore dell’operaio ucciso in via Leopardi Gli investigatori indagano sulle ultime chiamate e sugli sms trovati sul cellulare
PESCARA. Nuovi interrogatori ieri in questura sul caso dell’omicidio di Nicola Bucco. Agli amici dell’operaio di 53 anni, ucciso il 14 novembre scorso nella sua casa di via Leopardi con 4 coltellate, gli investigatori della squadra mobile hanno fatto domande sulle ultime ore di Bucco: le risposte, però, sono state le stesse che i poliziotti avevano già sentito subito dopo il delitto. E cioè che Bucco, verso mezzogiorno, si è presentato in un bar della zona del porto, ha bevuto un aperitivo al bancone e poi ha litigato con Giuseppe Del Rosario, il chietino di 65 anni finora unico indagato. Una lite per pochi soldi, 150 al massimo 200 euro, che Del Rosario non ha negato. E, in base ai primi elementi dell’indagine, non era l’unico debito di Bucco: l’operaio aveva anche altri conti aperti, tutti di qualche centinaio di euro.
Ma la polizia vuole sapere che cosa è successo dopo quel bicchiere di vino al bar e la lite al porto quando, tra le 2 e le 4 del pomeriggio, Bucco è stato ucciso senza pietà mentre si stava preparando un piatto di pasta: sulla soglia della cucina e quasi senza avere il tempo di difendersi, è stato colpito alla gola, all’addome, allo sterno e alla guancia. Un delitto consumato in un pugno di metri quadrati, a un passo dal lungomare e via Fabrizi.
Nell’indagine resta così un buco di 2 ore, un puzzle senza le tessere decisive: è per questo che i poliziotti continuano a chiamare i testimoni e a fare domande. Ma la svolta dell’indagine potrebbe arrivare soltanto tra una decina di giorni quando, dalla Scientifica di Ancona, arriveranno i risultati delle comparazioni delle scarpe sequestrate a Del Rosario con le impronte scoperte nel sangue di Bucco. Se, come ha detto lui, Del Rosario non è mai entrato in casa di Bucco, allora, le accuse potrebbero cadere come un castello di carte e l’indagine dovrebbe ripartire da zero muovendosi intorno alle altre piste.
Per questo, la Mobile, guidata dal capo Pierfrancesco Muriana, è pronta a tornare nella casa di via Leopardi a caccia di indizi sulla vita e sui rapporti di Bucco. Un sopralluogo quasi indispensabile visto che il primo esame sul cellulare dell’operaio – ultime chiamate fatte e ricevute e messaggini – non ha dato un’accelerazione all’indagine. Per questo, gli investigatori, diretti dal pm Gennaro Varone, puntano sui tabulati telefonici per scoprire con chi si sentiva Bucco.
Un caso che continua a tenere banco. Anche domenica, durante Pescara-Roma, è spuntato un altro striscione per Bucco: «All’ombra dell’ultimo sole s’era assopito un pescatore».
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