Omicidio Rigante, striscione sul ponte

Gli ultrà ricordano Domenico dopo la condanna bis di Ciarelli davanti alla Corte d’Assise d’appello
PESCARA. Da Pescara all’Aquila e ritorno scandendo sempre il nome dell’amico, ucciso il primo maggio di tre anni fa con un colpo di pistola. Il processo al rom Massimo Ciarelli, condannato in primo e in secondo grado a 30 anni di reclusione, continua a tenere vive le iniziative degli ultrà per Domenico Rigante, che anche ieri lo hanno ricordato con uno striscione affisso su ponte Risorgimento poco prima dell’inizio della partita Pescara-Ternana all’Adriatico. «Domenico vive», posto accanto a un altro che recitava: «Una menzogna non cancella la verità». Una testimonianza per Rigante e un riferimento al processo appena celebrato, con rito abbreviato, davanti alla Corte d’Assise d’appello dell’Aquila, che ha ribadito i 30 anni di reclusione a carico dell’imputato principale, con sconti per gli altri rom, pure della famiglia Ciarelli, per omicidio volontario. Un processo che la deposizione in aula di Mimmo Nobile, attualmente in carcere, non è servita a ribaltare. Il testimone oculare del delitto, prima con una lettera inviata al Centro e poi davanti ai giudici di secondo grado, ha smussato la volontarietà del gesto di Ciarelli dicendo prima che «non voleva uccidere e che era stata una disgrazia» e poi, in aula, che il colpo era partito per causa sua. Accanto allo striscione sul ponte Risorgimento, i tifosi hanno ricordato il giovane morto nel 2012 anche durante la partita allo stadio, dove sono spuntati alcuni manifesti con scritto «Ciao Domenico» oppure «Giustizia per Domenico».
Il delitto di via Polacchi continua così a scuotere gli animi della tifoseria pescarese che ha seguito il processo sia in primo grado a Pescara arrivando in tribunale sia con i cori di accompagnamento «Domenico, Domenico» all’Aquila.

