Omicidio Strada parco: i tre imputati davanti al giudice l’11 gennaio

28 Novembre 2023

Ursino, Nobile e Longo sono ritenuti rispettivamente dall’accusa il mandante, l’esecutore e il fiancheggiatore dell’agguato mortale

PESCARA. Dovranno comparire davanti al gup Francesco Marino l’11 gennaio i presunti responsabili dell’omicidio dell'architetto pescarese Walter Albi e del ferimento di Luca Cavallito.
TRE IMPUTATI Il pregiudicato calabrese Natale Ursino, accusato di essere il mandante di quanto avvenuto il 1° agosto 2022; Mimmo Nobile ritenuto l’esecutore del delitto; Maurizio Longo, fiancheggiatore e uomo di fiducia di Ursino: sono i tre imputati che rischiano una condanna da ergastolo visto che il procuratore Giuseppe Bellelli, l’aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni contestano al terzetto l’omicidio e il tentato omicidio, con l’aggravante della premeditazione.
IL PRESUNTO MANDANTE Un delitto maturato per uno sgarro che le due vittime avrebbero fatto al calabrese, ritenuto uomo della ’ndrangheta, criminale di spessore già da diversi anni destinatario di misure di prevenzione e attualmente l’unico a piede libero. L’arresto scattò per lui e per Nobile (Longo finì in carcere per la rapina all’Agroalimentare di Cepagatti, dove alla guardia giurata fu portata via la pistola poi usata per l’agguato al bar del Parco), ma i legali di Ursino, Cesare Placanica (di Roma) e Giovanni Scarfò (di Locri) presentarono ricorso al tribunale del riesame che scarcerò il calabrese.
IL PRESUNTO ESECUTORE Per Nobile, i suoi legali, Massimo Galasso e Luigi Peluso, preferirono non rischiare di incamerare un rigetto, visto che contro il pescarese c’è una dichiarazione della vittima che pesa come un macigno su Nobile. Cavallito, dopo essere stato raggiunto dai primi due colpi di pistola ed essere caduto a terra, riconobbe senza ombra di dubbio la voce di Nobile che, prima di esplodergli altri due colpi da distanza ravvicinata gli avrebbe detto: «Questo è per te e per gli infami come te».
IL FORNITORE DELL’ARMA L ongo viene qualificato dalla procura come «contatto qualificato di Ursino sul territorio pescarese». È lui che, conosciuto il calabrese in carcere, lo introdusse nella piazza locale diventando il suo riferimento in zona. Inoltre, a carico di Longo c’è una impronta su un casco ritrovatodai carabinieri poco prima dell’omicidio in una zona impervia di Pescara, insieme alla moto che probabilmente doveva essere utilizzata per la fuga o per arrivare sul luogo del delitto. Inoltre, Longo viene indicato come «codetentore e fornitore» (a Nobile) della pistola proveniente dalla rapina a Cepagatti. Un punto, questo, su cui le difese dibatteranno molto. IL MOVENTE Il movente dell’omicidio sarebbe legato ad accordi non rispettati da Albi e Cavallito. «Albi per non aver restituito svariati prestiti in denaro, per aver derogato agli accordi assunti per l'effettuazione di una traversata transoceanica in qualità di skipper volta ad assicurare il trasporto o il conferimento presso la destinazione finale di sostanze stupefacenti e/o traghettamento di persone latitanti in Australia». Ma ci sarebbe anche un antefatto andato male, che riguarderebbe sempre il traffico di cocaina, ma in capo a Cavallito: «per aver violato gli accordi con Nobile e Ursino (anche per conto di altri calabresi), connessi ad un pregresso traffico transfrontaliero di cocaina di cui un’ampia partita non risultava pervenuta nel porto concordato». Stando alle indagini, si tratterebbe di una partita che doveva arrivare in Slovenia e che Cavallito sarebbe andato in auto a riceverla, ma con esito negativo. Ed ecco il perché di quell’agguato mortale nel bar del Parco. Mentre Albi e Cavallito aspettavano al tavolo l’arrivo di Ursino e di un altro personaggio (ma Ursino si trovava a Roma nonostante i messaggi inviati ai due sul suo imminente arrivo per lasciarli sotto il tiro del killer), Nobile era già appostato fuori della recinzione del bar per sparare i primi due colpi a testa, per poi e portare a termine l’opera: ma Cavallito si salvò per miracolo. Nobile ha sempre negato di aver sparato e forse adesso, per evitare un processo che potrebbe portarlo all’ergastolo, dovrà decidersi a raccontare quello che sa.