Omicron 2, la variante sale al 30% E causa il balzo in alto dei contagi

Più virulenta, ma con effetti meno gravi. Può colpire anche chi è già guarito oppure ha fatto tre dosi L’esperto Stuppia: «Ma non è come una semplice influenza. Anzi, i non vaccinati rischiano molto»
Perché la pandemia ha rialzato la testa? Che cosa c’è dietro l’aumento dei casi che ormai si registra da dieci giorni anche in Abruzzo? La risposta degli esperti è chiara. Il nuovo innalzamento della curva del contagio è legato alla diffusione della sotto variante Omicron 2 che, in dieci giorni, dal 7 al 17 marzo, è passata dal 20 al 30 per cento dei casi. Questa ennesima mutazione del Covid è più trasmissibile rispetto ad altre varianti ma si presenta con sintomi più lievi. Inoltre gli ospedali registrano una situazione di stabilità e il numero dei decessi si mantiene fortunatamente basso. Ma l’esperto avverte: non bisogna abbassare la guardia.
«L’Omicron 2 ha fatto aumentare i casi», afferma il professor Liborio Stuppia, responsabile di Genetica molecolare dell’Università d’Annunzio, uno dei due laboratori abruzzesi che individuano le varianti del Covid, «ma per il momento non sta mettendo sotto pressione gli ospedali. La Omicron 2 è quasi simile alla Omicron 1», aggiunge, «perché può colpire anche i vaccinati con tre dosi e coloro che hanno avuto già il Covid con Alfa e Delta». E per quanto riguarda la sintomatologia, Stuppia dice che «nei vaccinati la forma è lieve ma per chi non è protetto il rischio è alto. Sarei cauto ad affermare che si tratta solo di una influenza perché nei non vaccinati il pericolo c’è». Ma esistono altri fattori esterni tra le cause dell’aumento dei casi? «Il freddo di questo ultimo periodo», spiega l’esperto, «ha fatto aumentare i contagi perché si prediligono ambienti chiusi e più umidi. Dobbiamo aspettare il caldo per vedere scendere i casi. Fino a settembre staremo tranquilli, poi si vedrà».
Ma il professor Stuppia non si stanca di fare raccomandazioni: «Andare fuori dallo stato di emergenza non vuol dire uscire dalla pandemia, perché il pericolo non finisce», ammonisce. «Non abbassiamo la guardia, rispettiamo i consigli sui vaccini e atteniamoci a mascherine, distanziamento e igiene. Adesso» conclude Stuppia, «arriva il momento che ciascuno di noi, con senso di responsabilità, dovrà agire in autonomia perché il Covid continuerà a esserci così come ci saranno ancora i contagi e i decessi».
Passiamo infine ad alcuni consigli pratici per riconoscere attraverso i sintomi la variante Omicron 2. Gli studi più recenti descrivono nuove sintomatologie connesse all’intestino, anche se la sovrapposizione di un altro virus non Covid spesso porta fuori strada. Comunque, studi condotti nel Regno Unito evidenziano come Omicron 2 sembrerebbe colpire l’apparato digerente. A oggi sappiamo che questa variante è in grado di circolare agevolmente, con tassi di diffusione considerevoli in Italia quanto all’estero. Per capire se si è stati contagiati dalla Omicron 2, oltre alle ormai note manifestazione di febbre e tosse, bisogna tenere sotto controllo 6 sintomatologie specifiche: dolori addominali, diarrea, nausea, gonfiore, vomito e bruciore di stomaco. Sebbene gli esperti siano ancora al lavoro, ci sono anche evidenze secondo le quali i pazienti Omicron mostrano sintomi diversi a seconda del loro stato di vaccinazione e di una eventuale immunità derivata da infezioni precedenti. Naso che cola, mal di testa, stanchezza con dolori muscolari, starnuti e mal di gola sono stati i sintomi più segnalati. Rispetto alla versione tradizionale del Covid, associato anche alla variante Delta, appaiono meno frequenti le segnalazioni di perdita di olfatto e gusto, sintomi spia della malattia nelle precedenti ondate. Le forme più lievi inoltre rischiano di essere confuse con sindromi da raffreddamento, quindi, molto comuni nei mesi invernali e decisamente diffusi tra i bambini. La durata media della malattia è di 5-7 giorni con una incubazione di 3 giorni.

