Omicron, oggi l’esito sui casi sospetti

22 Dicembre 2021

Stuppia lancia l’allarme: «Laboratori al collasso, non riusciamo ad analizzare i tamponi»

PESCARA. Da un lato, la necessità di frenare l’avanzata del Covid. Dall’altro, la volontà di tenere sotto controllo gli effetti della nuova variante Omicron, che in diversi Paesi europei ha già preso il posto della Delta e fatto impennare il numero dei contagi. I fari sono puntati sui laboratori di sequenziamento abruzzesi, che da giorni stanno analizzando i tamponi positivi per capire quanti di questi siano riconducibili al nuovo ceppo del virus.
«Un esito che dovrebbe arrivare oggi», spiega Liborio Stuppia, direttore del laboratorio di Genetica molecolare dell’Università D’Annunzio, «solo nel nostro laboratorio ne stiamo analizzando circa 30 e un primo aspetto si può già evidenziare: circa il 15 per cento dei nuovi casi positivi in Abruzzo sono riconducibili alla nuova variante Omicron. Stiamo ancora aspettando il responso sui 25 casi che avevamo isolato inizialmente (a cui ne sono stati aggiunti anche altri, ndr), ma siamo quasi certamente sicuri che si tratti della variante Omicron». I due laboratori abruzzesi – quello universitario di Stuppia e quello delll’IZS teramano diretto da Nicola D’Alterio – a breve dovranno comunicare i dati sulla variante sudafricana al governo. Giovedì, infatti, la cabina di regia convocata dal presidente del Consiglio Mario Draghi si baserà proprio sui numeri della diffusione della Omicron per decidere se e quali restrizioni introdurre durante il periodo delle feste natalizie e di fine anno per limitare il contagio dal virus. Tra le ipotesi allo studio, ci sono anche la possibile reintroduzione del coprifuoco serale, l’obbligo vaccinale e della mascherina all’aperto, il tampone per tutti in caso di eventi, la riduzione della durata del Green pass e la certificazione verde anti Covid anche per gli studenti.
Laboratori al collasso In questi giorni tutti gli occhi sono puntati sui laboratori di sequenziamento, dunque, che però da ormai due anni sono sottoposti ad un carico di lavoro immane.
«Abbiamo decuplicato il numero di tamponi analizzati in un solo giorno rispetto all’aprile del 2020», spiega Stuppia, «e ora ne facciamo circa 2.500 ogni giorno. È un numero immane ed elevatissimo che non riusciamo a sostenere. Non sempre riusciamo a fornire un responso tra le 3 e le 24 ore». Ed è un aspetto da non sottovalutare: se rallenta la macchina di analisi dei tamponi, c’è il rischio che eventuali focolai possano diffondersi e, al contrario, le quarantene allungarsi eccessivamente. «Ma purtroppo non tutti sono coscienti di questo problema», spiega Stuppia, «come vengono saturati i reparti degli ospedali, quando aumentano i contagi, la stessa cosa accade con i laboratori di analisi che, al momento, sono davvero al collasso». (d.b.)