Omicron per ora ci risparmia

14 Dicembre 2021

In regione nessun segnale del nuovo virus, Stuppia e D’Alterio spiegano perché

PESCARA. La variante Omicron fa sempre più paura in Europa, ma per ora sta risparmiando l’Abruzzo. Nel Regno Unito, infatti, ieri si è arrivati a 2.953 casi, di cui 1.196 nell’ultimo giorno, con il primo decesso. Per le autorità britanniche la grande ondata prevista a gennaio, con 75mila casi fra 5 mesi. In Italia, invece, il ministero della Salute ha segnalato 26 casi, a cui aggiungere i 4 comparsi nelle ultime ore, due a Bari e due a Venezia.
Per Liborio Stuppia e Nicola D’Alterio, che guidano rispettivamente i laboratori di genetica molecolare dell’Università D’Annunzio e quelli dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo anche nella caccia alla variante Omicron, l’Abruzzo per ora è stato risparmiato soprattutto perché non è al centro di grandi flussi di persone dai paesi africani in cui si è sviluppata, anche grazie allo stop ai collegamenti con le zone a rischio imposti dal Governo.
PERCHÈ FA PAURA
Finora la nuova variante, originaria del Sudafrica, sembra essersi diffusa 4 o 5 volte più velocemente della Delta. Non ci sono ancora studi dettagliati – il Sudafrica ha segnalato l’esistenza di Omicron solo il 24 novembre – ma, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, «anche se la gravità è potenzialmente inferiore a quella della Delta, si prevede che i ricoveri aumenteranno a causa dell’aumento della contagiosità. Un numero maggiore di ricoveri può mettere a dura prova i sistemi sanitari e causare più decessi».
LA CACCIA IN ABRUZZO
L’Istituto Zooprofilattico di Teramo riceve i campioni aquilani e teramani, come gli ultimi 140 sequenziati nei giorni scorsi senza trovare alcun riscontro della Omicron. Ma la variante sudafricana si mostra già nella semplice analisi sulla positività del tampone, prima ancora che nel sequenziamento genetico. Nessun caso sospetto è emerso dal laboratorio di genetica dell’Università D’Annunzio, che analizza i tamponi del Pescarese e del Chietino – circa 1.500 ogni giorno - e poi ne sequenzia circa 40 ogni settimana.
LA SITUAZIONE
«In Italia i casi sono nell’ordine delle decine di casi, gli ultimi in zone con grandi flussi di persone. Con i vaccini, del resto, le varianti fanno fatica a emergere», spiega D’Alterio, «sicuramente ci sono più casi di quelli registrati, magari che si nascondono tra vaccinati positivi che non sanno di esserlo. Ma il ritmo di Omicron, al momento non sembra quello di Alfa e Delta, che hanno preso immediatamente il dominio sul territorio quando sono arrivate».
Spiega invece Stuppia: «Per fortuna ancora non c’è, se e quando comparirà ce ne accorgeremo subito. L’Inghilterra è la culla di tutte le varianti, come Alfa e Delta, per la quantità di scambi commerciali e flussi che ha con il mondo. C’è anche una questione legata alla campagna vaccinale e una ambientale: nel Regno Unito l’inverno è arrivato prima e ci sono meno restrizioni». Continua il direttore del laboratorio della D’Annunzio: «Le simulazioni inglesi sono catastrofiche, ma sono pur sempre simulazioni. Non è ancora scontato l’esito della partita tra la Delta e la Omicron sul territorio».(l.t.)