Oncologia, Garufi primario Piano della Asl per il rilancio

Sbloccata la nomina dopo più di un anno, decisiva la protesta dell’ex direttore D’Amario: ora meno ricoveri, più assistenza in casa dei malati e prevenzione
PESCARA. Oncologia è rimasta un anno e mezzo senza guida con la nomina del primario bloccata. Poi, la denuncia di Marco Lombardo, l’ex primario andato in pensione nel 2013: senza un direttore Oncologia è nel caos, così ha detto Lombardo. E, in 6 giorni, il caso si è risolto: il direttore generale della Asl, Claudio D’Amario, ha nominato a capo di Oncologia Carlo Garufi, vincitore di una selezione che si è trascinata dal 18 marzo dell’anno scorso e che, adesso, si avvicina all’ultimo atto.
Faccia a faccia alla Asl. Garufi arriverà in via Paolini, sede della Asl, il prossimo 3 giugno per incontrare D’Amario: un faccia a faccia prima di firmare il contratto di 5 anni. D’Amario indicherà 3 priorità – diminuire i ricoveri, aumentare la quantità e la qualità dell’assistenza domiciliare ai malati e incrementare la prevenzione con i controlli sui soggetti a rischio – e Garufi dovrà spiegare come ha intenzione di raggiungere gli obiettivi. La firma di Garufi, 57 anni, medico specializzato in Oncologia e Medicina interna attualmente al Regina Elena di Roma, è quasi scontata ma non è certa al cento per cento: «Io dirò quali sono gli obiettivi della Asl e ascolterò il progetto del medico, poi si valuterà», dice D’Amario. In caso di accordo, Oncologia avrà il suo nuovo primario già dallo stesso 3 giugno: il contratto è già pronto, mancano solo le firme sull’ultimo foglio.
Il concorso, poi lo stop. Alla selezione dell’anno scorso hanno partecipato 8 medici ma in due non si sono presentati al colloquio. Garufi ha ottenuto un punteggio di 80 su 100 superando il secondo e il terzo di 3 punti: i verbali della commissione che ha valutato l’esperienza dei medici risalgono al 25 febbraio scorso. Poi, lo stop alla nomina è arrivato con una nota del presidente Pd della Regione e commissario alla Sanità, Luciano D’Alfonso, del 5 marzo scorso: è la nota 58454 che ha «invitato» D’Amario «a non procedere alla copertura dei posti vacanti». A cambiare le carte in tavola, poi, è stata la presa di posizione di Lombardo: la denuncia dell’ex primario, presidente dell’associazione di volontariato Lilt, che ha parlato di un reparto che arranca di fronte a numeri sempre più grandi ha avuto un effetto dirompente.
Sei giorni. Dal 12 maggio scorso al 18 è stato recuperato un immobilismo durato più di un anno. «Sono contento di aver fatto qualcosa di necessario», dice Lombardo, «sono contento per la popolazione di Pescara: Garufi è un medico estremamente valido, noto in Italia e in Europa. E poi è una brava persona: umile e volitiva. Dopo che avrà firmato il contratto, gli regalerò una pergamena con l’augurio che il reparto possa progredire ancora: sarà un ideale passaggio del testimone».
La svolta lampo. Se la denuncia di Lombardo è stata determinante, lo è stata anche una dichiarazione di D’Amario, il giorno successivo, che ha scaricato la responsabilità della mancata nomina sulla Regione: infine, la svolta è arrivata il 18 maggio scorso quando la Asl ha chiesto il nulla-osta a D’Alfonso e D’Alfonso lo ha concesso con una decisione lampo.
Il piano di D’Amario. Tra 8 giorni, Garufi sarà a Pescara per discutere con D’Amario: «Presenterò i nostri obiettivi a partire dalla necessità di una riorganizzazione generale delle attività del reparto. Ci sono troppi ricoveri», dice il direttore, «e serve una strategia di deospedalizzazione: tanti pazienti possono essere assistiti in regime di day hospital o a casa. Per questo, è necessario implementare l’assistenza domiciliare oncologica, in quantità e qualità, e aumentare gli screening». D’Amario smorza le polemiche: «C’è una perfetta sintonia con l’assessore Silvio Paolucci e con il governatore. Non c’è mai stato antagonismo con la Regione, solo un ripensamento sul ruolo dei grandi ospedali che devono integrarsi: la dialettica è fisiologica perché è necessario tenere presente che un reparto eccellente vale più di tre reparti carenti».
«Buona politica». Lombardo è certo: «Ringrazio la Regione e la Asl. Di fronte al problema reale, sollevato da me e rilanciato da D’Amario, la buona politica ha preso posizione. Al di sopra della destra e della sinistra».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

