Operai, lacrime e rabbia: con Brioni perdiamo tutto

I dipendenti davanti allo stabilimento chiedono di poter continuare a lavorare: «Vedere colleghe piangere, con dei figli ancora da crescere, fa male al cuore»
PENNE. «Vedere colleghe di cinquant'anni piangere, con dei figli da continuare a far vivere serenamente, non è bello, fa male al cuore». Inizia così lo sfogo di Sefora Petrucci, operaia Brioni da 28 anni, gli ultimi 4 passati nel reparto di maglieria. Dinanzi ai cancelli dello stabilimento Brioni di Penne, è insieme a tanti altri colleghi, soprattutto delle linee maglieria e camiceria che l’azienda ha detto di voler chiudere senza possibilità di ricollocazione. «Io fortunatamente ho un marito che lavora, ma con due figli che vanno a scuola dovrò per forza di cose trovare un altro lavoro. Ci avevano detto che i reparti di maglieria e camiceria sarebbero andati verso la chiusura, ma ci hanno anche detto che avremmo avuto ricollocazione all’interno dell’azienda, cosa che adesso non sarà. Dato che non hanno avuto il riscontro sperato sulle uscite incentivate in questi mesi hanno pensato di puntare i reparti di maglieria e camiceria», conclude.
Dalle 7 di ieri mattina, in tanti hanno deciso di manifestare il proprio diritto allo sciopero davanti ai cancelli di quell’azienda che per anni è stata vanto e orgoglio di tutta l’area vestina, ma soprattutto fonte di reddito garantito per le famiglie. Oggi la musica sembra cambiata e i 321 esuberi previsti dai vertici aziendali Brioni ad aprile scorso al Mise sembrerebbero destinati a diventare realtà. Una triste realtà alla quale operai e sindacati non vogliono arrendersi. Soprattutto si pretende che siano rispettati gli accordi sottoscritti al Ministero ad aprile scorso. I sindacati per questo motivo hanno chiesto la convocazione urgente di un nuovo tavolo ministeriale e nel frattempo hanno promosso lo sciopero che, anche oggi, continuerà per tutta la giornata. Gli operai che ieri hanno scioperato, di tanto in tanto, hanno bloccato pacificamente per qualche minuto il passaggio delle auto sulla statale 81, all'altezza dello stabilimento Brioni. Una protesta pacifica ma sentita.
Complessivamente, esclusi i 56 dipendenti dello stabilimento della camiceria di Curno, sono 958 i lavoratori del comparto produttivo Brioni nell’area vestina: 618 dipendenti nella sede di Penne, 228 a Montebello Di Bertona (camiceria, pantalonificio e maglieria) e 112 a Civitella Casanova (taglio e logistica).
Rispetto ai 321 esuberi previsti dai vertici Brioni, oggi sono solo 75 i dipendenti che hanno firmato l’accordo di uscita volontaria. «La situazione è molto complessa»,rimarca Maria Olimpia Morricone, collaboratrice da 33 anni del reparto tasche nello stabilimento Brioni di Penne, «dato che l’azienda ha consigliato a diverse persone di andare via sfruttando l'incentivo. Adesso abbiamo il problema con maglieria e camiceria, ma più avanti può darsi che i problemi si sposteranno su altre linee. È un campanello d'allarme». E racconta: «Sia io che mio marito lavoriamo in Brioni. Qualora dovesse andar male per entrambi è ovvio che il nostro reddito di famiglia ne risentirebbe drasticamente. Il problema degli operai Brioni», fa presente, «non riguarda solo loro, ma tutto il commercio dell'area vestina, a partire dai commercianti di Penne». «Chiediamo che sia rispettato quanto stabilito nei tavoli ministeriali ed in Confindustria», sottolinea invece Sandro Salerni, operaio da 10 anni del reparto di maglieria. «Da cinque anni a questa parte la nostra produzione è andata sempre in crescendo. Le commesse ci sono sempre state. Adesso passiamo da essere fiore all'occhiello ad arto malato da amputare, stando a come ci ha definito qualche dirigente. Siamo esuberi diretti e non ricollocabili. È assurdo», dice ancora il 45enne, rappresentante tessile Ugl.

