Operaio rimasto invalido Un anno al datore di lavoro

Francavilla, il dipendente cadde da 3 metri d’altezza nel cantiere Stella del Mare e riportò danni irreversibili alla testa, all’udito e alla colonna vertebrale
FRANCAVILLA. Era caduto in una bocca di lupo, da un'altezza di oltre tre metri, nel cantiere Stella del Mare. Per quel brutto incidente Italo Fioravante, 61 anni, è rimasto invalido al cento per cento.
Ieri, la Corte d’appello dell'Aquila ha condannato nuovamente l'imputato, Gaetano Albertoni, legale rappresentante della società Euroimmobiliare Srl di Ortona, a un anno di reclusione, 30mila euro di provvisionale in favore della vittima, oltre che al pagamento di una ammenda di 1500 euro e delle spese legali anche per l'Inail, che si è costituita parte civile.
La sentenza di appello conferma quella di primo grado che risale esattamente a un anno fa, competente il tribunale di Ortona.
Fioravante, che è stato rappresentato in aula come parte civile dall'avvocato Wania Della Vigna, oggi è invalido al 100 per cento avendo riportato gravi danni fisici (agli apparati della colonna vertebrale, all’encefalo e all’udito), oltre che danni psichici. Non può più lavorare.
I fatti risalgono alla fine di settembre del 2011. In quel cantiere vicino al mare dove solo pochi mesi prima perse la vita per cause misteriose un giovane francavillese, Fioravante lavorava come operaio. Il suo datore di lavoro era appunto Albertoni.
L'operaio cadde da tre metri e mezzo circa, finì rovinosamente a terra nella zona dei garage, dove i carabinieri della stazione di Francavilla che indagarono sull'episodio ritrovarono tracce di sangue.
Fu proprio il comandante Antonio Solimini a occuparsi del caso. Dalle indagini dei militari e dal racconto dei testimoni, emerse che la zona non era stata posta in sicurezza.
Fioravante fu ricoverato in ospedale in gravi condizioni e quello fu l'ultimo giorno di lavoro, perché ora a lavorare non riesce più a causa delle sue condizioni fisiche e psichiche. In sostanza, i giudici hanno riscontrato quanto sostenuto dalla difesa: quella bocca di lupo non era protetta come doveva essere.
Non solo, in quella zona era presente materiale edilizio necessario alle lavorazioni, quindi quella era un'area di passaggio per gli operai.
Le contestazioni nei confronti dell'imprenditore condannato riguardavano quindi le lesioni personali colpose e la violazione delle norme del Testo unico per la sicurezza sul lavoro. L’imputato potrà ora fare ricorso in Cassazione cercando di far annullare la sentenza di secondo grado.
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