Ora il virus gira e infetta all’interno delle famiglie

Documento dell’Istituto superiore di sanità traccia il nuovo scenario del Covid 19 In Abruzzo valori in salita, ieri 28 casi su cui però la Regione non dà l’ufficialità
PESCARA. Il Covid si prende in famiglia. È l’Istituto superiore di sanità a dirlo nel suo ultimo rapporto che disegna un nuovo scenario della diffusione del virus anche in Abruzzo. I 28 casi di ieri, non ufficializzati dalla Regione, mostrano una crescita progressiva dei contagi.
«Nelle due ultime settimane», scrive l’Iss, «si è osservato un amento significativo dell’età mediana alla diagnosi. Questo è probabilmente dovuto ad una trasmissione dalla popolazione più giovane a quella più fragile o anziana, soprattutto all’interno della famiglia». I primi a infettarsi quindi sono i più giovani che vengono a contatto con il Covid 19 fuori dalle mura domestiche. E sono sempre loro che contagiano i familiari, dai genitori ai nonni, questi ultimi più vulnerabili e dunque più a rischio.
«Anche in questa settimana si rileva una trasmissione diffusa del virus su tutto il territorio nazionale», dicono ancora gli esperti dell’Istituto superiore di sanità, «che provoca focolai anche di dimensioni rilevanti e spesso associati ad attività ricreative che comportano assembramenti e violazioni delle regole di distanziamento fisico sia sul territorio nazionale che all’estero». Ma insieme all’impennata dei casi si registra un nuovo cambiamento epidemiologico: «Una maggiore trasmissione in ambito domiciliare/familiare con circolazione del virus anche tra persone con età più avanzata», ribadisce l’Iss nel suo rapporto aggiungendo che è infatti «ancora in aumento l’età mediana dei casi diagnosticati (41 anni nella settimana di monitoraggio) ed il 35% dei nuovi casi diagnosticati nella settimana di monitoraggio ha un’età maggiore di 50 anni».
Il nuovo scenario, che vede il Covid girare nelle famiglie e infettarle, si riscontra in Abruzzo anche in piccoli paesi come, ad esempio, Montenerodomo nel Chietino e Rocca Santa Maria, nel Teramano. L’Iss lo quantifica a livello nazionale parlando di un «ulteriore aumento della trasmissione in ambito familiare/domestico» che, su base statistica, riguarda il 73,6% di tutti i focolai attivi nell’ultima settimana di monitoraggio.
E mentre la Regione Abruzzo, per motivi non meglio specificati, congela al 18 settembre l’aggiornamento dei casi totali, morti compresi, comunicando che «non sarà possibile elaborare i dati Covid per i giorni 19 e 20 settembre», l’Iss continua a ribadire, anche nell’ultimo rapporto, che: «Il rispetto delle misure di prevenzione e della quarantena raccomandate dalle autorità sanitarie resta un elemento cruciale ed ineludibile per contrastare la diffusione dell’infezione», mentre: «La riduzione nei tempi tra l’inizio della contagiosità e l’isolamento resta un elemento fondamentale per il controllo della diffusione dell’infezione». Nel periodo 27 agosto- 9 settembre l’Rt, l’indice di trasmissibilità del virus, calcolato sui casi sintomatici è pari a 0,92 a livello nazionale, quindi è al di sotto del valore limite di 1 oltre il quale scatta l’allarme. Nel caso dell’Abruzzo questo indice che misura la capacità con cui il virus si diffonde, e che per due settimane di seguito ha oltrepassato il livello di guardia, ora è sceso a quota 0,86. Ma l’Istituto invita a non lasciarsi prendere da un eccessivo ottimismo perché «l’Rt», scrive, «calcolato sui casi sintomatici, pur rimanendo l’indicatore più affidabile a livello regionale e confrontabile nel tempo per il monitoraggio della trasmissibilità, potrebbe sottostimare la reale trasmissione del Covid 19».

