«Ora si vieti la pesca nel fiume Pescara»

10 Novembre 2016

Pesci al mercurio e inquinamento da arsenico. Nessuna bonifica nella discarica di Bussi: Sos ambientalista al ministero

BUSSI SUL TIRINO. Il fiume Pescara è malato e le sue condizioni sono più gravi di quanto si immagini. Lo ha evidenziato chiaramente uno studio dell'Istituto zooprofilattico d'Abruzzo e Molise (Izs), commissionato dalla Regione Abruzzo e sviscerato lunedì scorso nel corso di un incontro al ministero dell'Ambiente al quale hanno partecipato rappresentati di Wwf, Legambiente, Forum dell'Acqua e Bussiciriguarda.

Il confronto è stato promosso dalla stesso dicastero, divisione Bonifiche e risanamento coordinato da Carla Giansante, a fronte dei risultati della ricerca Izs che ha rilevato mercurio nei pesci e contaminazione delle acque da arsenico. Inquinanti che provengono dalla megadiscarica Tremonti di Bussi sul Tirino, scoperta nel marzo 2007 dalla forestale e rimasta da allora sepolta sotto una coltre di tessuto non tessuto (cupping) fatto realizzare dal compianto commissario di Bacino, Adriano Goio, e delimitata nel lato confinante con il fiume Pescara da una palancolata profonda alcuni metri realizzata proprio per evitare la filtrazione delle acque di percolazione verso il corso del fiume.

Un intervento che probabilmente non è riuscito a soddisfare le premesse progettuali, posto che i veleni della discarica continuano a fluire nelle acque del fiume. Un corso d'acqua che deve anche sobbarcarsi tutto il carico inquinante delle molteplici attività antropiche insediate lungo l'asta fluviale e che oggi è soggetto a vari lavori di messa in sicurezza idraulica. La prima condizione posta dalle associazioni ambientaliste è stata quella di vietare la pesca sull'intero bacino fluviale, o al massimo praticarla con le modalità della cattura e rilascio. Chiedono inoltre di avviare ulteriori ricerche e analisi per studiare cure efficaci di risanamento. Il tavolo di lavoro non ha risparmiato di mettere sotto accusa la Regione Abruzzo, per la preoccupante lentezza del servizio veterinario che, pur avendo commissionato e ricevuto lo studio dell’Izs, non avrebbe agito con tempestività affrontando solo oggi queste tematiche e mancando altresì di pubblicizzare i contenuti della ricerca attraverso le amministrazioni comunali interessate. «Altro vulnus» riferisce Luciano Di Tizio (Wwf) «è il mancato completamento della caratterizzazione che deve essere estesa a tutto il bacino imbrifero del Pescara e che continua a essere assurdamente incompleta e inutilizzabile per eseguire interventi di risanamento. Con il ministero, si tornerà a parlare di questo argomento il prossimo 30 novembre in una conferenza di servizi. Nelle conclusioni del pregevole lavoro dell’Izs» va avanti Di Tizio «oltre a tenere sotto controllo i pochi inquinanti altamente tossici presi in considerazione dallo studio Izs, si dovrà allargare la ricerca ad altre sostanze, perché sulla base dei risultati sin qui ottenuti gli autori della ricerca ritengono che siano molecole sin qui non individuate quelle che determinano i danni genetici già rilevati».

Il fiume poi è soggetto a un pressante impatto antropico sull’intero corso ed emerge la necessità di aumentare il deflusso a valle della traversa di Bussi per migliorare lo stato ecologico del fiume. «Esigenza che imporrebbe» rimarcano Wwf e Legambiente «il riesame di alcuni grandi progetti, come l’ampliamento del centro commerciale Megalò, a Chieti, e le casse di espansione in alveo. Lo studio Izs ha sancito la malattia del Pescara ma servono ancora approfondimenti diagnostici e cure efficaci. A Bussi, come ovunque, cercando di far finalmente prevalere su qualsiasi altro interesse quello della collettività dei cittadini».

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