Ora è emergenza long Covid Da inizio anno 15mila malati

13 Aprile 2022

Tachicardia e dolori ai muscoli, colpisce i guariti. Parruti: solo a Pescara 800 ricoveri

Fino a 80mila abruzzesi colpiti dal Long Covid più o meno grave dall’inizio della pandemia, di cui 15mila dopo i picchi della variante Omicron delle ultime settimane. Sono, questi, i numeri che vengono fuori applicando all’Abruzzo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui un quarto di chi si è contagiato manifesta sintomi persistenti a distanza di quattro o cinque settimane dal riscontro della positività. Ma in diversi casi i sintomi, tra cui i principali sono debolezza e dolori diffusi, sono stati registrati anche dopo sei mesi. I timori sono tali che l’Istituto superiore di Sanità di recente ha deciso di avviare uno studio approfondito e statistico sul Long Covid, ma anche di realizzare una guida per la popolazione per riconoscerlo.
Una stima precisa di quanti ne siano affetti ad ogni modo è impossibile. Secondo uno studio britannico, la percentuale dei contagiati affetti dal Long Covid sarebbe quasi la metà di quella stimata dall’Oms, cioè il 13,7%. Sono 800 quelli che hanno avuto bisogno di un ricovero in day hospital o di un’assistenza continua ospedaliera soltanto nella Asl di Pescara, di cui 24 dall’inizio di aprile. In tutta la regione sono almeno il doppio. «Il Long Covid è molto pesante, è una emergenza nella pandemia», dice il primario di Malattie infettive della Asl pescarese Giustino Parruti, «ci sono tre livelli di sintomatologia, tutti impattanti per il sistema e per la vita quotidiana di chi ne è affetto, con un calo delle capacità professionali e affettiva e, in generale, della qualità della vita».
Quindi ancora: «Può colpire anche i vaccinati, soprattutto quelli che si contagiano dal Covid mentre sono in una fase di calo della copertura anticorpale, per esempio dopo diversi mesi dalla somministrazione della seconda dose. In ogni caso per il vaccinato i sintomi del Long Covid sono generalmente di entità inferiore rispetto ai non vaccinati. Questo è bene tenerlo presente: vaccinarsi è fondamentale anche su questo fronte».
I SINTOMI
Il sintomo documentato con maggiore frequenza, secondo l’Istituto superiore di Sanità, è l’astenia, ossia la debolezza generale. «Alcuni sintomi del Long Covid sembrano simili a quelli della Sindrome da fatica cronica, tuttavia, rispetto a questa, il Long Covid sembra manifestarsi con uno spettro più ampio di sintomi», continua l’Iss, prima di entrare nel dettaglio di tutte le manifestazioni cliniche registrate. Innanzitutto, come si legge nelle Faq dell’Iss, quelle «respiratorie: dispnea, tosse persistente e diminuzione della capacità di espansione della gabbia toracica. Cardiovascolari: senso di oppressione e dolore al petto, tachicardia e palpitazioni al minimo sforzo, aritmie e variazione della pressione arteriosa. Neurologiche: cefalea che può insorgere come sintomo nuovo oppure come peggioramento di sintomatologia preesistente: gli attacchi possono essere più frequenti o il dolore può durare più a lungo del solito; deterioramento cognitivo, che si manifesta con difficoltà di concentrazione e attenzione, problemi di memoria, difficoltà nelle funzioni esecutive (soprattutto in chi è anziano e/o già con deficit cognitivi); neuropatie periferiche e disautonomia, ovvero il malfunzionamento del sistema nervoso autonomo o vegetativo che controlla le funzioni corporee involontarie. Modifiche dell’udito, dell’olfatto, del gusto: disturbi di olfatto, quali iposmia o parosmia, disfunzioni della deglutizione e del gusto (il cibo può avere un sapore insipido, salato, dolce o metallico), acufeni, otalgia, disfonia e mal di gola (fastidi come dolore, tosse irritabile, sensazione di ristagno di muco nella gola e sentire il bisogno di schiarirsi la gola). Gastrointestinali: perdita di appetito, nausea, vomito, dolori addominali, diarrea, dispepsia, reflusso gastroesofageo, eruttazione, distensione addominale. Dermatologici: la manifestazione cutanea più comune è l’eritema pernio (volgarmente detto “gelone”), seguita dalle eruzioni papulo-squamose (ossia caratterizzate da rossori, gonfiori e bolle squamose) e dai rash. Altre conseguenze possono essere l’alopecia, con durata tuttavia inferiore a sei mesi. Ematologici: è stato osservato soprattutto lo sviluppo della malattia tromboembolica venosa. Endocrinologici: chetoacidosi diabetica di nuova insorgenza (senza una diagnosi precedente di diabete mellito) e tiroidite. Psicologici/psichiatrici: sonno poco riposante e non ristoratore, malessere cronico, depressione del tono dell’umore (sentirsi triste, irritabile e insofferente verso gli altri, perdere interesse in attività che prima piacevano, trovare difficile prendere decisioni, avere pensieri negativi), ansia, delirium e psicosi. Alcuni pazienti possono presentare sintomi collegati a disturbo da stress post traumatico».
I PIÙ COLPITI
Secondo l’Iss, i più colpiti sono «le donne, chi ha un’età avanzata, chi è obeso o sovrappeso e chi è stato ospedalizzato per Covid-19. In quest’ultimo caso, vi è un’apparente correlazione con il numero delle patologie croniche preesistenti e con la gravità degli interventi richiesti (come il ricovero in terapia intensiva). La suscettibilità sembra inoltre aumentare con il numero di sintomi nella fase acuta (in particolare con la dispnea), ma l’associazione con la loro gravità non è ancora chiaramente definita». Poi ancora: «I casi ad oggi sono pochi ma anche nei bambini il Long Covid può determinare la comparsa di una sintomatologia tardiva e persistente per diversi mesi. Analogamente che per gli adulti, anche tra i più piccoli i sintomi più diffusi sono: febbre, disturbi gastro-intestinali, affaticamento, mal di gola, cefalea, cambiamenti del tono dell’umore, disturbo del sonno, difficoltà di concentrazione».