Ordinanza mascherine: chi inquina paga la multa 

La Regione impone ai 305 Comuni di inasprire le sanzioni contro l’abbandono

L’AQUILA. L’uso comune e quotidiano delle mascherine rischia di diventare un problema sanitario ed economico. Una bomba ecologica. Lo dicono i numeri: si stima che in Italia servirà un miliardo di dispositivi di protezione al mese, oltre 20 milioni solo in Abruzzo. Tanto che la Regione ha deciso di correre ai ripari, soprattutto per evitare l’abbandono indiscriminato di mascherine e guanti. Arriva a tale scopo l’ordinanza numero 66 firmata dal presidente Marco Marsilio, dall’assessore Nicola Campitelli e dal dirigente Franco Gerardini.
VIGILANZA E SANZIONI. Provvedimento che impone ai 305 comuni abruzzesi di provvedere a «rendere più incisive le sanzioni da irrogare in violazione di disposizioni locali, adottando misure di controllo e sorveglianza da parte degli agenti di polizia locale ed emanando l’applicazione inasprita di sanzioni pecuniaria in base alle violazioni commesse». Altro compito delle amministrazioni comunali, sempre stando all’ordinanza, è quello di «provvedere a informare la popolazione sul corretto smaltimento dei dispositivi individuali di protezione utilizzati dai cittadini, al fine di scoraggiare l’inidoneo e indiscriminato abbandono».
ATTIVITÀ PRODUTTIVE. Per le attività economiche e produttive, invece, in deroga alle attuali normative, viene data la possibilità di conferimento «al gestore del servizio pubblico nella frazione di rifiuti indifferenziati, previa raccolta degli stessi Dpi all’interno di almeno due sacchetti, uno dentro l’altro, ben sigillati», nel rispetto delle indicazioni fornite dall’Istituto superiore di sanità». Sempre nell’ambito dello smaltimento, «in caso di presenza di contagi nelle attività economiche e produttive si applicano le stesse disposizioni delle utenze domiciliari».
NATURA IN PERICOLO. La Regione motiva la decisione prendendo spunto da uno studio del Politecnico di Torino che stima, per la fase 2 e fino a dicembre, l’utilizzo di almeno un miliardo di mascherine al mese e ipotizza la produzione complessiva di rifiuti, derivanti dall’utilizzo di mascherine e guanti, sempre fino alla fine del 2020, compresa tra le 16mila e le 440mila tonnellate. Se solo l’1% delle mascherine utilizzate in un mese venisse smaltito non correttamente, è la motivazione contenuta nell’ordinanza della Regione Abruzzo, si stima che si avrebbero 10 milioni di mascherine disperse in natura, circa 40mila chili ogni 30 giorni. Aggiunge la Regione: «La maggior parte delle mascherine chirurgiche monouso è realizzata in materiali sintetici non biodegradabili che oltre a inquinare l’ambiente rappresenta un rischio sanitario e biologico».
SMALTIMENTO E REGOLE. Ma come vanno smaltiti guanti e mascherine? Le linee guida sono quelle fornite dall’Istituto superiore di sanità. Se si è positivi o in quarantena i Dpi, come anche la carta per usi igienici e domestici (fazzoletti, tovaglioli, carta in rotoli), «vanno smaltiti nei rifiuti indifferenziati», possibilmente inseriti in un ulteriore sacchetto. Per le attività lavorative i cui rifiuti sono già assimilati ai rifiuti urbani indifferenziati mascherine e guanti monouso saranno smaltiti come tali. Per le altre attività si seguiranno le regole vigenti secondo i codici assegnati. Si raccomanda, in ogni caso, di «non gettare i guanti e le mascherine monouso in contenitori non dedicati a questo scopo», quali, per esempio, cestini individuali dei singoli ambienti di lavoro, cestini a servizio di scrivanie o presenti lungo corridoi, nei locali di ristoro, nei servizi igienici o presenti in altri luoghi frequentati e frequentabili da più persone, ma gettarli negli appositi contenitori. I contenitori dovranno «garantire un’adeguata aerazione per prevenire la formazione di potenziali condense e conseguente potenziale sviluppo di microrganismi», e collocati preferibilmente «in locali con adeguato ricambio di aria e comunque al riparo da eventi meteorici». I sacchi «opportunamente chiusi con nastro adesivo o lacci saranno assimilati a rifiuti urbani indifferenziati».
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