«Orrore inspiegabile, non era mio fratello»

Parla Antonella Filippone: «Ho un dolore immenso per Ludovica e Marina»
PESCARA. «Mio fratello? Era l’antitesi di quello che si è dimostrato domenica». Antonella Filippone, è la sorella maggiore di Fausto, il manager della Brioni che si è lanciato dal viadotto dell’A14 dopo aver lanciato la figlia di 10 anni e dopo aver ucciso la moglie spingendola giù da una finestra del terzo piano. Domenica la dottoressa Filippone era a casa a Pescara, ignara di tutto, quando alle 15,55 è arrivata la telefonata della questura in cui le dicevano di andare sul viadotto dell’autostrada «perché Fausto era lì».
A distanza di quattro giorni, e poche ore dopo il funerale in forma privata del fratello, il medico radiologo accetta di rispondere al Centro stremata dallo strazio e dal clamore di questa terribile vicenda. Ma a patto di una premessa: «Descrivo la persona che ho conosciuto fino a sabato. Domenica mio fratello era un’altra persona. Con le mie parole non voglio salvare nessuno, non voglio ridurre in nessun modo l’orrore della gravità del suo gesto. Ora bisogna solo abbassare lo sguardo».
Dottoressa Filippone, com’era suo fratello?
Un ragazzo di un’educazione, di una raffinatezza, di una grazia, di una moderazione, di una pacatezza e di un’eleganza incredibili. Se pensiamo all’uomo che abbiamo visto domenica sono aggettivi che possono sembrare paradossali e assurdi. Però posso assicurare che mio fratello era questo. Amorevole, generoso, non alzava mai la voce. L’antitesi di quello che si è dimostrato domenica.
Quando l’aveva visto, prima di domenica?
Sabato mattina. Ci siamo incontrati, io ero fuori con mio padre. Fausto mi ha lasciato Ludovica che ho accompagnato a casa con papà. E lui poi è tornato da loro per il pranzo.
Com’è stato?
Come sempre. Ha fatto raccontare a Ludovica del concorso canoro del giorno prima, tutto normale. Me lo ha confermato anche la signora che vive con mio padre e che vedeva tutti i sabato Fausto a pranzo lì.
Eppure in tanti dicono che da un anno era cambiato.
Anche noi da un annetto vedevamo che Fausto era intristito, taciturno, lui stesso lo ammetteva. Quante volte gli ho chiesto che problema avesse, niente. Ma faceva una vita normalissima, nessuna sindrome depressiva. Andava a lavorare, usciva, non si era ritirato dalla vita sociale. A Pasqua è stato a Torino con la famiglia e altri amici, così il Ponte del Primo maggio a Genova. E il 12 maggio alla cena dello sci club frequentato da Ludovica. Vedevo che era un po’ silenzioso, ma lui mi diceva che non riusciva a superare il dolore della perdita di mamma.
Ritiene che possa essere questa la causa del suo stravolgimento, culminato nella tragedia di domenica?
Mio fratello era particolarmente legato a mia madre che è stata malata per otto anni di una malattia invalidante. Nei suoi ultimi quattro anni non interagiva più con nessuno, se non con mio padre che dopo 65 anni insieme, l’ha accudita con una dedizione infinita. È stata una perdita annunciata, ma con lei di fatto si è spenta tutta la famiglia perché era il caposaldo, una donna energica, fantastica. Magari per Fausto, pur sapendo che non lo riconosceva, era comunque un conforto vederla.
Se ci fosse stato qualche altro problema pensa che suo fratello gliel’avrebbe confidato?
Lo sentivo tutti i giorni. Era riservato, ma fino a un certo punto. Riservato per le sue cose, ma in compagnia era una persona fantastica. E comunque, pur vivendo a Milano, dove lavoro, io tornavo tutti i fine settimana proprio per non lasciargli tutto il peso di papà. Qualcuno ha detto che bisognava farlo seguire. Ma ha fatto una visita psichiatrica il 15 maggio, cinque giorni prima della tragedia, per il porto d’armi di cui peraltro non sapevo nulla, e non è emerso niente. Al di là del fatto di vederlo triste e silenzioso, come può capitare a tutti per la vita frenetica e piena di pressioni che viviamo, faceva una vita normale.
Sua cognata Marina le aveva confidato qualche preoccupazione?
Niente. Vedevo Marina assolutamente serena. Spesso la domenica venivano a pranzo a casa mia, ci riunivamo con papà.
Com’era Ludovica?
Una bambina eccezionale, di un’intelligenza vivacissima, lo sguardo che pungeva, degli occhi enormi, estremamente espressivi. Faceva di tutto e tutto quello che faceva le riusciva bene: le gare di sci, gli ostacoli con il cavallo, la danza. Sapeva fare tutto. Ed era simpatica. Il ponte dell’8 dicembre vennero da me a Milano e lei ci fece morire dal ridere con le imitazioni fatte dalla Rafaeli, che aveva visto a teatro a Roma. Una bambina fantastica. Bellissima.
Che rapporto aveva suo fratello con la figlia?
Era la sua vita.
Che idea si è fatta?
Non lo so. Spero che una spiegazione arrivi dalle indagini.
Si è parlato di problemi di lavoro, di problemi coniugali.
Problemi sul lavoro non ce n’erano. Quanto ai problemi coniugali, sono pronta a mettere la mia vita sull’integrità morale di mio fratello e di mia cognata. Mia cognata si faceva in quattro per la famiglia, una mamma di una dedizione totale, professionista splendida, ci sono le testimonianze di alunni e genitori.
Suo fratello ha chiesto di vedere lei, mentre era aggrappato alla rete. E non ve l’hanno consentito. È un rimpianto?
No, perché sono sicura che mio fratello aveva già deciso. A quel punto voleva solo guardarmi negli occhi per chiedermi perdono e buttarsi. Questa cosa è stata percepita dal mediatore, dalla psicologa. Per questo non me l’hanno fatto vedere. Invece ringrazio per la sensibilità e l’umanità dimostrata le forze dell’ordine con cui mi sono interfacciata per quelle cinque ore, domenica.
Come ha saputo la notizia?
Ho ricevuto la telefonata della questura alle 15,55. Ero a casa a Pescara, non ne sapevo nulla. Mi hanno detto che Fausto era lì, sono andata agitatissima, accompagnata da mio marito al casello di Dragonara, dove mi aspettava una macchina della polizia. Non sapendo tutto quello che c’era dietro mi stavo caricando per dare il massimo dell’aiuto e del conforto a mio fratello. Quando sono salita sull’auto della polizia ho chiesto se avessero chiamato la moglie, e credo che a quel punto, quando ho dato il nome di Marina, hanno ricollegato tutto. Una volta arrivata, tutta la convinzione e la forza sono svanite. Ho capito il motivo per cui mio fratello mi voleva vedere. E alla fine di tutto ho fatto chiamare Francesco, il fratello di Marina, da mio marito. Era all’ospedale da lei. Non sapeva ancora di Ludovica. E poi l’ho dovuto dire a mio padre.
Quanti anni ha?
89, lucidissimo. Ex ispettore capo della polizia stradale.
Perché ha scelto i funerali di suo fratello in forma privata?
Non ci doveva essere nessuno clamore. Un funerale di questo tipo doveva avvenire nel silenzio. Per rispetto di Ludovica e Marina, per la sua famiglia. C’eravamo noi e i suoi amici più stretti, i compagni dell’università con cui ha condiviso casa a Venezia.
Andrà ai funerali di Ludovica e Marina?
Ho chiesto se potevo ai fratelli di Marina, Francesco e Maria Grazia. E sì, ci sarò. Me lo sento dal profondo del cuore. Vado per Marina e per Ludovica.
Con quale stato d’animo?
Ho un dolore fortissimo, immenso per Ludovica, ma mi lacera pensare che Marina ha realizzato quello che stava succedendo e che ha sofferto, perché non è morta sul colpo. Ho il suo volto sempre davanti agli occhi.
Non crede che anche la bambina si sia resa conto di quello che stava accadendo?
Non può essere. Se era impietrita, se non diceva una parola vuol dire che era stata sedata in qualche modo. Ludovica era una bambina di grande acume, non poteva camminare sul ciglio della strada e non capire che stava succedendo qualcosa. E non ribellarsi.
Questa tragedia ha colpito per la normalità in cui è maturata. Com’è potuto accadere?
È il nulla che sconvolge, perché non c’è movente. È il nulla, sono i silenzi. Il fuoco che cova sotto la cenere come ha detto benissimo lo psichiatra Di Giannantonio parlando di mio fratello. Non facciamo che questo accada ancora. Bisogna parlare. Non è facile. Noi con mio fratello ci abbiamo provato, seriamente. Ma abbiamo trovato il muro.

