Orsini: accadono queste cose per il malaffare del passato

MONTESILVANO. Se un residente di Montesilvano decide di chiudere una strada, perché dall’oggi al domani ne rivendica la proprietà, la responsabilità è di chi negli anni passati ha gestito male i...
MONTESILVANO. Se un residente di Montesilvano decide di chiudere una strada, perché dall’oggi al domani ne rivendica la proprietà, la responsabilità è di chi negli anni passati ha gestito male i piani regolatori della città.
Così Mauro Orsini, consigliere della lista Montesilvano Protagonista interviene sul caso di via Monsignor Di Francesco, la traversa di corso Umberto in direzione mare che un cittadino ha deciso di chiudere al transito degli autoveicoli sbarrando l’ingresso della strada
L’increscioso episodio, che di fatto costringe migliaia di cittadini a fare giri più larghi anche per raggiungere le proprie abitazioni, è stato segnalato dal presidente della commissione comunale vigilanza, Anthony Aliano, il quale, nella sua veste istituzionale, ha già provveduto a informare la magistratura e diffidato il proprietario a ripristinare immediatamente lo stato dei luoghi.
Orsini propone invece una lettura, di natura per così dire storico-cultural-antropologica. «Questa vicenda» osserva il rappresentante del cartello civico Montesilvano Protagonista «è l'emblema di una città culturalmente arretrata, che nel passato è stata amministrata da gente ignorante e avida. Chi ha gestito i “piani regalatori” in maniera irrazionale e per il proprio tornaconto personale, ha la grave responsabilità del declino materiale e morale della città. L'intreccio tra politica e palazzinari», prosegue il consigliere comunale di maggioranza, «che ha prodotto malaffare, scempi edilizi e danno all'ambiente, al turismo e all'economia locale, è giunto al capolinea con i processi per corruzione delle vicende giudiziarie del Ciclone. Da quel giorno, è venuto fuori il verminaio del malaffare politico-imprenditoriale che ha causato danni al territorio e generato ignoranza e arretratezza culturale tra i cittadini che, con il cattivo esempio degli amministratori pubblici e l'impunità garantita dalla clientela politica, si sentono autorizzati a occupare per i propri interessi il suolo pubblico installando birilli e transenne in spregio agli interessi della collettività».
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