Orti sotto stress: meno cocomeri, più zucchine

14 Agosto 2017

L’imprenditrice di Pratola Peligna che affitta i solchi di terra: già 30 gradi fanno male alla verdura

PRATOLA PELIGNA. «Mio padre mi racconta che vent’anni fa i pomodori si piantavano anche a marzo. Adesso è impensabile una cosa simile, perché in quel periodo si è ancora nel pieno dell’inverno». A parlare è Annalisa Mastrogiuseppe, 26 anni, titolare de le “Favole di Gaia” di Pratola Peligna e specializzata nell’adozione di bioorti. Cioè dà in affitto solchi del suo terreno in modo che ciascuno possa coltivarsi l’orto. Così la sua azienda recentemente è stata premiata con l’Oscar Green di Coldiretti, risultando vincitrice nella categoria We Green. Ma nella dichiarazione della giovane imprenditrice c’è tutto il segno del tempo – meteorologicamente parlando – che ha mutato in maniera drastica gli scenari del mondo agricolo nella nostra regione. «Con un clima come quello delle ultime settimane la produzione cambia radicalmente», spiega Mastrogiuseppe. «Partiamo dal presupposto che gli ortaggi hanno un range di crescita con una temperatura che va dai 23 ai 30 gradi. Al di sotto o al di sopra di questa fascia la pianta ne risente. Troppo caldo la stressa, provocando uno choc». Servirebbe un clima temperato, sempre più difficile da trovare, tanto che le ripercussioni sulle coltivazioni sono tangibili. «Ricordo qualche anno fa grandi quantità di ortaggi protratte nel tempo», aggiunge l’imprenditrice. «Arrivavamo ad ottobre con alcuni prodotti sani ed ancora in piena crescita. Un fatto che le attuali condizioni climatiche impediscono. Abbiamo già esaurito cocomeri e meloni, quando solitamente ad agosto siamo nel pieno della produzione. Ai clienti non siamo riusciti a garantire un numero di pomodori simile a quello del passato, mentre è positiva la raccolta di melanzane e zucchine, ma il caldo influisce anche su di loro».
«In generale», continua l’imprenditrice agricola, «si può dire che si è verificata una rapida maturazione del prodotto che è sostanzialmente più piccolo. Alcuni tipi di frutta e verdura sono infatti in anticipo di 20 giorni». E la produzione ha fatto registrare una flessione: «Rispetto allo scorso anno del 20-30%», ammette Mastrogiuseppe. «Cerchiamo di sopperire al caldo, ma lo si può fare limitatamente. Come? Ad esempio gestendo l’irrigazione». Il meteo è dunque un fattore di cui chi coltiva deve sempre di più tenere conto. «In base alla tendenza degli anni precedenti, facciamo un programma e stimiamo quando potrebbe essere il periodo migliore per piantare. È possibile anche che, per evitare danni da gelate, la piantumazione avvenga in ritardo, e di conseguenza il processo sia sfasato rispetto a come siamo abituati», spiega ancora Annalisa Mastrogiuseppe. Insomma, i cambiamenti climatici si ripercuotono sulle coltivazioni, risultando un fattore dal quale non si può prescindere. Ma gli agricoltori sono abituati a queste variazioni del tempo? «No, sono cambiamenti che continuano a creare confusione», conclude la giovane imprenditrice. «Non riusciamo più a definire le stagioni, anche perché non c’è una tendenza. Le condizioni mutano di anno in anno ed è sempre più difficile conviverci».