Ortona, 40 bimbi tra i profughi sbarcati

Accolti altri 197 migranti: la prima a scendere dalla nave Hummanity è una mamma con due figli piccoli in braccio
ORTONA. Gli occhi di 40 bambini che guardano al futuro. Sono le 17 quando la nave Humanity 1 della di una organizzazione internazionale tedesca entra nel porto e si posiziona lungo la banchina Nord. Da qui l’inizio di una nuova vita.
È quanto avvenuto ieri pomeriggio a Ortona pronta ad accogliere il suo quarto sbarco di migranti. Centonovantasette anime che hanno scelto di fidarsi del mare piuttosto che del proprio paese di origine. Una scommessa con la vita, vinta, anche grazie alla solidarietà. Tra le persone arrivate ieri a bordo della ong tedesca anche 25 donne, di cui due in stato di gravidanza, che ora sperano, per i loro bimbi che nasceranno, di vivere lontano da guerre e torture.
Una storia che si ripete ormai sempre più spesso ma che lascia ogni volta l’amarezza davanti al dramma e un disperato coraggio. La macchina dell’accoglienza anche questa volta ha lavorato con efficienza. Le operazioni coordinate dalla prefettura di Chieti di concerto con le forze dell’ordine, il Comune, le associazioni di Protezione civile, la Croce rossa hanno garantito un lavoro senza intoppi. «Questo è stato senza dubbio l’evento più importante da gestire in termini numerici», ha detto il viceprefetto di Chieti, Gianluca Braga, «il gruppo è formato da adulti e nuclei familiari che saranno sistemati tra l’Abruzzo e regioni limitrofe secondo una ripartizione stabilita dal ministero dell’interno, per quanto riguarda i 40 minori non accompagnati invece, questi rimarranno in parte nelle strutture abruzzesi».
Burkina Faso, Camerun, Gambia, Guinea, Costa d'Avorio, Liberia, Mali, Nigeria, Senegal, Sudan le provenienze dei profughi. Dopo l’attracco in banchina, sono iniziati i controlli medici da parte dell’Usmaff direttamente a bordo. I tamponi per il Covid sono stati eseguiti dal personale sanitario, e solo dopo gli accertamenti i migranti hanno potuto tccare terra. Ad accoglierli, come sempre, gruppi di mediatori culturali.
In banchina, al momento dello sbarco era presente anche la responsabile di un centro d’accoglienza che ha raccolto le emozioni a caldo dei primi clandestini sbarcati. «Ogni volta si prova una sensazione diversa nel vederli scendere stremati e spaventanti», ha raccontato, «c’è da pensare che molti di loro non avevano mai visto il mare prima di adesso e sono stati salvati dopo giorni di navigazione su una imbarcazione di fortuna. Sono stanchi, disorientati e vittime di violenza anche se bisogna aspettare e parlarci meglio. Provo tanta solidarietà per loro. Cerchiamo di immedesimarci per aiutarli e comprenderli».
Indossano giacche con cappucci e infradito, alcune donne hanno il capo coperto. Poi i bambini. Due piccolissimi scendono per primi in braccio alla mamma. Due pigiamini bianchi e tante treccine. Un’altra bambina ha poco più di 6 anni, cammina quasi saltellando verso il banchetto della raccolta delle generalità. È con la mamma, sorride e sembra serena. Presente al momento dello sbarco anche il sindaco di Ortona Leo Castiglione questa volta accompagnato dal sindaco di Chieti Pietro Ferrara. «Come sindaci dobbiamo abituarci a ulteriori sbarchi», ha sottolineato Ferrara, «sono qui per essere vicino al sindaco di Ortona e per dimostrare tutta la mia solidarietà ai migranti. Come amministratori dobbiamo farci carico di queste persone. Lo faremo grazie al lavoro costante dei nostri uffici del settore delle politiche sociali». Sul posto anche due rappresentanti di Save the Children. «La componente dei minori non accompagnati è diventata una costante in questi sbarchi», ha spiegato la portavoce Giovanna Di Benedetto, «dall’inizio dell’anno ad oggi sono arrivati in Italia 7.200 minori non accompagnati. Alle volte anche i bambini piccoli arrivano da soli o perché sono stati separati dai genitori al momento dell’imbarco oppure perché hanno perso la mamma e il papà in mare. Ogni situazione va analizzata con attenzione e per questo occorrono un’assistenza e una protezione specifica per la fascia più vulnerabile».
L’assistenza sanitaria è stata garantita dal comitato locale della Croce Rossa di Chieti con i nuclei Opsa, Opem,Osg, Rftl e cooperazione internazionale. Passate le 18.30 sono partiti i primi migranti verso il palazzetto dello sport di Villa Caldari. La prefettura ha disposto di dislocare le persone all’interno della struttura sportiva. Dopo l’identificazione, l’auspicio di una nuova vita possibilmente migliore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

