Ortona rivive lo choc di sei anni fa

30 Gennaio 2023

Il precedente del 2017 quando Marfisi pugnalò a morte la moglie e l’amica

ORTONA. Sei anni fa a Ortona il duplice delitto commesso da Francesco Marfisi che il 13 aprile 2017, uccise a coltellate prima la moglie Letizia Primiterra, 47 anni, e poi l'amica di quest'ultima, Laura Pezzella, 33 anni. Il duplice omicidio avvenne il giorno dopo il compleanno di Primiterra quando la donna incontrò il marito in un bar ma rifiutò gli auguri di Marfisi. Letizia Primiterra in quella occasione riferì al marito, un operaio oggi 58enne, di voler stare con la sua nuova compagna. Una risposta che indusse l’uomo a mettere in atto il suo terribile proponimento, secondo la tesi sostenuta all’epoca dalla Procura. Ad Ortona da circa un anno girava la voce della relazione tra le due donne. Relazione che sarebbe stata avviata dopo la fine del rapporto di Primiterra con il marito e che l’uomo non accettava.
Marfisi uccise con numerose coltellate prima la moglie e poi l’amica di lei: 26 i colpi inflitti a a Letizia, e 52 quelli che hanno raggiunto e ucciso Laura Pezzella.
Il primo omicidio si consumò nell’androne di un palazzo di via Zara, dove Primiterra aveva cercato rifugio per sfuggire all’aggressione. Una volta finita la moglie Marfisi (che ferì anche la figlia incinta) raggiunse l’abitazione di Pezzella in contrada Tamarete, per proseguire il suo progetto di morte. Tutto davanti ai figlioletti della donna, di 8 e 7 anni. L’accusa sostenne che Marfisi avrebbe voluto uccidere anche un’altra amica della moglie, tornando in via Zara dopo aver colpito a morte Pezzella, ma lì trovò i carabinieri.
La Corte d’appello dell’Aquila nel 2019 ha confermato la pena inflitta in primo grado a Chieti a 30 anni di carcere: l’accusa aveva chiesto la condanna al carcere a vita e il riconoscimento delle aggravanti della crudeltà e della premeditazione. Durante l'udienza l’imputato ha reso alcune dichiarazioni spontanee dicendo di essersi pentito di ciò che ha fatto ed ha chiesto scusa a tutte le donne. Ora è rinchiuso in carcere. (u.c.)
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